Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

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Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

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Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Luca Tombolini / Indigital.tv

 

Cosa sarebbe la moda se, a ogni stagione, non andasse alla ricerca di nuove prospettive? Ovviamente, non si tratta solamente di proporre qualcosa di nuovo al consumatore, ma anche, meno superficialmente, di osservare la realtà da un’angolazione diversa. I brand di successo hanno già, al loro interno, tutto ciò che è necessario per una rielaborazione, ma gli stilisti, troppo impegnati adesso a interpretare il gusto dei Millennials, si concentrano, ormai, troppo poco sullo stato dell’arte. È solo una questione di distanza: Pierpaolo Piccioli, allora, parte da L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto in cui Astolfo va sulla luna con il carro alato del profeta Elia per arrivare alla missione dell’Apollo 8 che nel 1968 fu la prima a uscire dalla gravità terrestre. Cosa cambia? Tutto ciò che sembra normale, da lontano, può diventare straordinario. Almeno, sulla carta. Così, continuando il dialogo già iniziato nella resort 2018, lo sportswear dona agli abiti una dimensione moderna, il rosso Valentino della tradizione, insieme ai fiocchi e alle rouche, acquisisce un nuovo spessore e le sperimentazioni della couture, come la sovrapposizione degli scolli, conferiscono valore e contenuto anche al prêt-à-porter. In passerella, al Lycée Carnot, il trench si riempie di patch di cotone diversi, il parka si accorcia e si arricchisce di pezzi, le camicie, talvolta asimmetriche, diventano minidress, le canotte luccicano di macropailette e i pantaloni cargo è come se fossero rovesciati. Le scarpe sono superclassiche dal tacco robusto, alleggerito, però, da una parte in plexiglas o sneakers scuba. Per la sera, gli abiti, a sottoveste o a pannelli, sono ricamati con le illustrazioni che Gustave Doré ha eseguito per L’Orlando Furioso nel 1894 o arricchiti da piccoli decori floreali. Non mancano le borse, di diverse grandezze, tra cui la Candy Stud, imbottita e con le borchie a cuspide. Tornando all’essenza glamour della maison romana, lo stilista prova a cambiare punto di vista per avviare una nuova metamorfosi. Ci riuscirà? Non è certo un compito facile! D’altra parte, indubbiamente, non c’è niente come la bellezza per riscoprire la poliedricità del mondo.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

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La missione della moda è quella di promuovere la bellezza? Spesso, si ha un’idea della bellezza, come del lusso, come se fossero qualcosa di inarrivabile. Phoebe Philo, al contrario, per Céline, ha allestito una passerella (anacronisticamente elevata da Lanvin) sotto una tenda minimal costruita nel Tennis Club de Paris dall’architetto cileno di origine serba Smilian Radić, autore, tra l’altro, del Serpentine Gallery Pavillion a Londra, che consente, attraverso un’illuminazione da esterno, di vedere bene le proposte. L’eleganza anni’70 di una campagna pubblicitaria che ritrae la donna borghese di avenue Foch si fonde con la libertà anni’80 di esplorare nuovi territori nei trench over uniti alla giacca senza revers o che, ripiegandosi, raddoppia per somigliare a una cappa, nei caban a sacchetto, regolabili nei volumi, attraverso un gioco di coulisse, nelle giacche che passano, senza indugio, dalle forme maschili a quelle femminili, fermate in vita da una cintura, nei gilet squadrati, nei pantaloni morbidi che si trasformano anche in abiti sfrangiati e nelle gonne versatili, a portafoglio, a pieghe, a frange o rese volontariamente asimmetriche con un inserto plissettato coordinato. Tutto è Montana-escamente gigante, anche negli accessori, dalle cinture dal maximorsetto doppio alle nappine dei mocassini fino ad arrivare al fronte e retro di una (im)probabile spilla presente sulla punta dei boots. Lo scopo? Per non passare inosservati? No! Perché, secondo la stilista inglese, il comfort, curato anche per ospiti della sfilata grazie ai piumoni sulle panche, accentua la femminilità. Una visione senza mezze misure che, ormai, può considerarsi identitaria presso il brand che fa capo a LVMH. Fortunatamente, al di là di tante provocazioni destinate a scomparire in una stagione o poco più, esistono ancora creativi che propongono alle donne esattamente ciò che vorrebbero indossare. E non è così scontato.

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv