La moda può essere divertimento? Dovrebbe essere auspicabile! Quando, d’altra parte, l’uomo sceglie di rinnovare il proprio guardaroba, come lo fa? Per arricchimento di pezzi? Dopo le celebrazioni del centenario delle sue sfilate che hanno messo un punto alla sua estetica, Dries Van Noten per l’autunno-inverno 2018-2019 si concentra su ciò che gli piace. Non manca niente di quello che ha caratterizzato le sue collezioni finora: il colore e le stampe, negli occhi indagatori sulle t-shirt o sul retro delle giacche e nel tartan dei cappotti lineari o dei semi-kilt dall’animo punk che coprono i pantaloni coordinati, l’Oriente e l’Occidente, negli effetti pijama delle camicie e negli intarsi della maglieria il primo o nelle sfrangiature cowboy sui giubbini o negli stivaletti in pitone il secondo, le influenze folk nella broderie anglaise di giacche e pantaloni leggermente morbidi, le lavorazioni preziose nei maglioni, di tutte le lunghezze, che sembrano realizzati ai ferri o le contaminazioni che consentono l’accostamento di maniche delle camicie e magliette. Il processo creativo, però, è diventato più intimo e, in questo caso, le proposte dello stilista belga si susseguono un po’ come la mente rievoca i ricordi, formulati e distrutti (solo perché possano essere nuovamente ricostruiti!) e, tuttavia, indefiniti e sfumati nei disegni marmorizzati degli spolverini leggeri come la tela dei paracaduti che scorrono, al pari di un esercito, in chiusura. Viene da domandarsi: cosa rimane degli abiti appena visti e che adesso risultano coperti? Un invito a sperimentare le diverse combinazioni possibili? Forse! Del resto, è la cifra stilistica di Van Noten che, nonostante l’intenzione di voltare pagina, quella che si dovrebbe avere ogni volta che si raggiunge un traguardo, continua a connotare i suoi capi. Nostalgia? No! Semplicemente, qualcosa di cui la moda attuale ha ancora profondamente bisogno.

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La moda sta diventando ripetitiva? Si potrebbe pensare se Rick Owens ha scelto il mito di Sisifo (la sfilata, infatti, si chiama “Sisyphus”) per raccontare le proposte per l’autunno-inverno 2018-2019. Un’inutile ciclicità pari a quella abbattutasi sul re di Efira (l’attuale Corinto) condannato da Zeus all’eterna punizione di spingere un masso dalla base alla cima di un monte che, inevitabilmente, continua a rotolare in basso. Le passerelle sono così vuote e prive di significato da susseguirsi, stagione dopo stagione, quasi come un dovere? La riflessione del designer americano va oltre: in un periodo di scarsa creatività tutto diventa frustrante, anche la sperimentazione, quando il rischio è che non venga opportunamente percepita. Però, dopo tutto, questo “attacco di rabbia”, come si legge nelle note, questo incontrollabile sentimento primordiale può diventare esso stesso ispirazione per un’analisi non solo sulla società, ma anche personale. Così, sulla passerella allestita all’interno del Palais de Tokyo, in mezzo a una musica assordante (quella è difficile che non venga percepita!) nata da un remix terror techno di “Energize.exe” by Dj Speedlap, il brutalismo dell’animo umano si svela nell’alternarsi di capi rigorosi, più vendibili del solito, talvolta, scomposti e ricomposti secondo precisi principi volumetrici come per volerne mostrare la costruzione o, spesso, tenuti insieme da cinghie o catene: i cappotti oversize sono chiusi da una serie di bottoni automatici che diventano decoro e i pantaloni ampi e a vita alta, volutamente non rifiniti, sono indossati su sneakers, molto basic, chiamate Georunner. Si voleva, forse, sminuire l’importanza che hanno assunto gli accessori nella cultura contemporanea? Non si può negare che la mancanza di stimoli che pervade il fashion system attuale stia diventando un nodo sensibile che gli stilisti, soprattutto quelli secondo i quali gli abiti possiedono una connotazione esperienziale, devono cercare di sciogliere. In questo caso, l’evoluzione verso una dimensione concreta non può che aggiungere valore a questa prova.

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Quanto sta cambiando il guardaroba maschile? Secondo Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, negli ultimi trent’anni l’uomo è cambiato più della donna perché, con una rivoluzione silenziosa e dirompente, è riuscito a rendere ordinario lo straordinario. Ma come conciliare i valori del brand romano con uno spirito contemporaneo? La risposta si può trovare nelle collisioni formali dell’autunno-inverno 2018-2019 che torna a sfilare nelle sale del Hôtel Salomon de Rothschild: i capispalla rappresentano l’unità di misura della collezione, con cappotti in cashmere a pannelli, aperti sui lati con bottoni a scomparsa, movimentati da intarsi di fiori, dragoni e tigri, riprese da foto dell’archivio della couture (femminile) della fine degli anni ’60, che compaiono anche su uno dei piumini, nati dalla collaborazione Moncler/Valentino e proposti in due versioni di lunghezza e due binomi cromatici. La sinfonia di neri (come la matita che contorna gli occhi dei modelli), grigi e blu è interrotta da qualche nota di arancio, rosa, verde, giallo e azzurro che animano i tracksuit, la nuova divisa maschile, composta da una felpa zippata e pantaloni con le bande spostate in avanti fermati in vita (alta) da cinture elasticizzate, che torna, dopo il successo del lancio di Vltn, per entrare prepotentemente a far parte del quotidiano di uomini anagraficamente diversi. Libertà, d’altra parte, significa rompere gli schemi, di genere, di età, di razza. Tutto diventa fluido e senza etichette, spiazzante come le borchie che scintillano sui polsini dei cappotti, sul girocollo dei maglioni, sul retro delle sneakers con la suola tecnica, sulle borse iperleggere o sui ciondoli a cuore. La coniugazione del passato per disegnare un nuovo futuro risulta credibile? Sicuramente, è coraggiosa! Il romanticismo, infatti, è solo apparente: tra eco anni ’80, non vengono risparmiate vibrazioni distoniche street e punk che generano (o, almeno, ci provano) qualche riflessione sul mondo attuale. Sarà davvero disposto l’uomo moderno a guardare oltre? Se è certamente più facile decorare le passerelle, com’è accaduto spesso su quelle di Milano Moda Uomo, la riforma del design sarà decisamente molto più difficile.

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Foto/photos: Marcus Tondo / Indigital.tv

 

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