Quale sarà il futuro di Fendi? La collezione per l’autunno-inverno 2019-2020, la sua ultima creata per la maison romana, rende omaggio a Karl Lagerfeld, recentemente scomparso a 85 anni (forse!), al suo stile e al suo legame con Fendi durato 54 anni di cui, insieme alla famiglia fondatrice, ha plasmato la storia e l’evoluzione stilistica. A partire dal logo Karligraphy, ideato nel 1981, presente ovunque, intarsiato sulle pellicce, sui dolcevita, su calze e calzini. Ma anche i grandi fiocchi, che amava tanto il couturier tedesco, si ritrovano in foulard annodati al collo su camicie abbottonate fino ai colletti appuntiti o sul retro di cappotti sartoriali dalla silhouette a pagoda, percorsi da zip che li rendono trasformisti, o sugli abiti in tulle anni ’40. Giochi di effetti trompe-l’œil, di sovrapposizioni o di trasparenze che creano geometrie a diamante coinvolgono, rispettivamente, giacche e pantaloni maschili, camicioni in pelle tagliata al laser o completi a rete e gonne plissettate o a portafoglio con pieghe a cannoncino da portare su alti stivali a punta di vernice, neoprene e maglia. Non mancano gli accessori tra i quali spiccano la Baguette che, dopo essere stata inserita nell’ultima sfilata maschile, è diventata oggetto di un’operazione di rilancio e viene proposta, anch’essa, in vernice da portare come un marsupio o protettivamente ingabbiata, la Metal Frame Tote in pelle di vitello lucida o con strisce, la Pequin in montone che si piega e diventa una clutch e la Peekaboo che riprende le tecniche d’intaglio dei capi. Sul finale, le emozioni si rincorrono di fronte a un video in cui Loic Prigent chiede a Lagerfeld di disegnare se stesso quando arrivò nella capitale italiana a lavorare per la griffe, all’epoca, capitanata dal quintetto di sorelle (Anna è la madre di Silvia Venturini Fendi) e, adesso, nell’orbita di LVMH. E ora? Chi raccoglierà l’eredità creativa? Se per Chanel è già stata ufficializzata la promozione di Virginie Viard, in questo caso, nessuna decisione è stata ancora presa. Sicuramente, Silvia Venturini Fendi, alla guida di tutte le linee, sarebbe la scelta più naturale.

 

La bellezza può uccidere? Probabilmente, è il pensiero di Alessandro Dell’Acqua che, per l’autunno-inverno 2019-2020 di N°21, cerca e trova l’ispirazione riguardando, dopo molti anni, Dressed to Kill, il film di Brian De Palma del 1980. E immagina una femme fatale forte e decisa, ai limiti della pericolosità, in una combinazione perfetta di quell’eleganza e sensualità che sono diventate le cifre stilistiche imprescindibili della sua estetica. Nel suo Garage 21 di via Archimede, quindi, in un’atmosfera glamour e misteriosa, le sue proposte si caricano di un tasso di erotismo ancora più forte del solito in una successione di cappotti sartoriali in tessuto maschile con i bottoni a scomparsa da portare scesi sulle spalle per scoprire piccoli top in maglia e gonne in faille, di abiti in duchesse e chiffon formati da parti diverse, unite da una zip che si riempiono di fiocchi o lasciano emergere guaine di latex, ma anche di sovrapposizioni di trench tagliati a vivo in lunghezze diverse con interni spalmati d’oro sopra culotte sensuali o sottovesti a rete illuminate di cristalli e di montoni rovesciati a pelo lungo e tinti in rosso sangue che rappresenta l’accento cromatico della collezione. Come il colpo di scena di un thriller pieno di suspence. E se, in questo caso, lo stilista napoletano ha deciso di abbandonare il territorio rassicurante della femminilità sussurrata che caratterizza il suo womenswear in favore di un’ambigua sperimentazione che potesse consentirgli una maggiore ricerca di nuove soluzioni creative, il risultato, seppur talvolta spiazzante, rimane indubitabilmente coerente con quel dna che, ormai, rappresenta il vero valore aggiunto di un marchio. Quella riconoscibilità senza la quale non sarebbe possibile alcuna identificazione. E se la seduzione, nella società contemporanea sembra diventata qualcosa di scontato, queste proposte attireranno, certamente, quelle donne che vestendosi hanno, tuttavia, ancora il desiderio di essere svestite. Dopotutto, non c’è niente di più intrigante della fantasia.

 

Costruzione o rappresentazione? Di un brand o di un’estetica? Se Gucci ha archiviato il 2018 passando da 6,2 miliardi di euro del 2017 a 8,3, +33,4%, un motivo ci sarà. La domanda più scontata, quindi, sarebbe: di cosa ha bisogno il consumatore? E la risposta non potrebbe non orientarsi verso una doverosa riflessione sull’abito e la sua funzione. Riconoscimento? Di se stessi o di quello che si vorrebbe essere? Alessandro Michele cita Hannah Arendt che, nelle note della sfilata per l’autunno-inverno 2019-2020, “ci ricorda che siamo persone nel momento in cui scegliamo la maschera attraverso cui ci mostriamo sul palcoscenico del mondo”. E cosa accade con un capo d’abbigliamento? Può essere un “mezzo attraverso cui dare diritto di cittadinanza al nostro divenire molteplice”? Non c’è che l’imbarazzo della scelta nelle proposte di un guardaroba che, come sempre, esaltano l’annullamento delle differenze di genere. Del resto, la maschera, che ricopre parzialmente o totalmente i volti in lacrime, è fatta anche per questo. O, al contrario, per definire il proprio ruolo. Considerando, infatti, che in latino la parola “maschera” si traduce con “persona”, si può dire che sia più rivelatrice di quanto si creda. Allora, sulla passerella a specchio illuminata da oltre 120 mila lampadine a led all’interno del quartier generale di via Mecenate, le identità si confondono e si contaminano tra cappotti incompiuti con imbastiture bianche a vista, completi sartoriali composti da giacche strutturate e pantaloni ampi, anche in raso matelassé, dalla vita altissima, stretti sulla caviglia con dei lacci per lui o dal punto vita segnato per lei da indossare su camicie di pizzo con jabot o fiocchi. Abiti e gonne plissettati in tessuti luminescenti o animalier si abbinano a cavigliere gioiello che richiamano il teatro greco antico, ginocchiere logate dall’animo sporty, collari, bretelle e scarpe borchiate il cui cambio si porta a mano. Una collezione più diretta e reale del solito che, paradossalmente, nella molteplicità di riferimenti evocativi, non ha bisogno di ulteriori sovrastrutture. Come il messaggio dello stilista che, paventando un pericolo concreto che per la cultura nella società attuale, ribadisce l’importanza dell’individualità. E se la maschera, usando le parole di Arendt, “non a caso si compone di due superfici fatte della stessa materia, l’una concava e l’altra convessa, adagiate l’una sull’altra”, lo stesso deve avvenire nella ricerca dell’abbinamento con i vestiti. L’unica sintesi perfetta che conta.

 

Il marchio disegnato da Massimo Giorgetti presenta la prima linea di underwear. Testimonial Leonardo Tano sotto la supervisione creativa di Dust Creative e Kito Munoz.

Massimo Giorgetti ha scelto Leonardo Tano, figlio di Rocco Siffredi, come testimonial della nuova linea MSGM Underwear. Per il lancio, nella fase pilota destinata a essere distribuita nei 30 monomarca del marchio, partecipato con una quota del 32% dal fondo Style Capital, sono previste cinque proposte maschili e sei femminili che richiamano gli anni ’90, con elementi grafici come il logo sugli elastici jacquard e il ricamo “Proibito” sulle etichette. La gamma completa sarà disponibile a partire dal prossimo luglio insieme a un’offerta activewear made in Italy dai prezzi accessibili.

 

Torna il logo con il Pegaso nella nuova campagna della maison italiana.

Per la primavera-estate 2019, Etro affida la propria campagna alla fotografa statunitense Cass Bird. Su una spiaggia messicana a San José Del Cabo, Edie Campbell, Olivia Vinten, Nikolas Traubman ed Erik Van Gils interpretano la collezione Pacific zen disegnata da Veronica Etro. Torna protagonista anche lo storico logo della maison italiana, contraddistinto dal Pegaso.

 

Il Classicismo e le sue fascinazioni nella nuova campagna di Marni firmata da Jamie Hawkesworth.


Dal bianco della tela grezza al colore, dalle sculture classiche alle pitture fiamminghe rese attraverso l’uso singolare della luce che restituisce un’atmosfera intima. Una riflessione sul lavoro artigianale del designer in atelier in relazione alla sua musa caratterizzano la campagna per la primavera-estate 2019 di Marni scattata da Jamie Hawkesworth. Nella suggestiva cornice del Musée Bourdelle di Parigi la modella Jess Maybury, con una serie di pose dalla gestualità a tratti sovversiva, declina il paradigma estetico del brand disegnato da Francesco Risso.

 

La Golden Age hollywoodiana rivive nella nuova campagna della maison fiorentina.


Numeri musicali e dietro le quinte raccontano il glamour della Hollywood dell’età dell’oro: la campagna per la primavera-estate 2019 di Gucci ideata da Alessandro Michele, direttore creativo del marchio, s’ispira a pellicole cult come Un americano a Parigi (1951), Spettacolo di Varietà (1953), Fascino (1944), Follie dell’anno (1954), Gli uomini preferiscono le bionde (1953) e Cantando sotto la pioggia (1952). L’atmosfera gioiosa evoca il buon umore che pervade i famosi film degli anni ’40 e ’50. Nel racconto della celebrity culture, ritratta dagli scatti di Glen Luchford, s’inserisce anche un’altra serie di foto iper-stilizzate in bianco e nero e con illuminazione teatrale nello stile dei divi degli anni ’30 e ’40.

 

Cara Delevingne torna protagonista della nuova campagna della storica maison francese.


Dopo l’autunno-inverno 2014-2015, Cara Delevingne torna protagonista della campagna per la primavera-estate 2019 di Balmain. Nelle immagini scattate dal fotografo berlinese Dan Beleiu, la modella posa insieme a Olivier Rousteing, direttore creativo della storica maison parigina.
“C’è una chimica speciale con la mia amica Cara. Ogni volta che ci incontriamo – ha detto lo stilista – per me è impossibile nascondere l’ammirazione che nutro per lei e la gioia che provo in sua presenza. Dopo la sua trionfale passerella, alla mia ultima sfilata di prêt-à-porter, è sembrato ovvio a tutti che fosse arrivato finalmente il momento di realizzare una campagna con lei. Queste immagini si focalizzano sulla donna Balmain: sulla sua audacia, la sua forza e la sua sicurezza. Cara incarna alla perfezione quella donna: è autentica, trasparente e non ha paura di esprimere il suo punto di vista. Ed è per questo che la considero una musa. Sì, siamo nudi. Sì, sono nero e lei è bianca. Dan Beleiu è riuscito a catturare una riflessione sulla bellezza e sull’onestà della nudità. La forza impressionante di una donna sicura di sé, l’importanza dell’amicizia e, più di ogni altra cosa, una verità essenziale che mi diventa sempre più chiara ogni giorno: il più grande lusso della vita è poter essere completamente aperti, veri e onesti con se stessi”.
In scena, anche il logo, creato dal fondatore Pierre Balmain e recentemente rilanciato nelle ultime collezioni.

 

Per la sua prima campagna, Riccardo Tisci coinvolge sei fotografi per interpretare la sua visione dell’etichetta britannica.


Burberry ha svelato la campagna di debutto di Riccardo Tisci per la primavera-estate 2019: sei fotografi, Nick Knight, Danko Steiner, Hugo Comte, Colin Dodgson, Peter Langer e Letty Schmiterlow, che, con le loro immagini contrastanti, hanno tradotto i codici del marchio inglese. Un mix perfetto di creatività, stili e tradizioni che sono il cuore della Gran Bretagna, dal punk ribelle al formale e raffinato.
“La cosa che mi entusiasma di più di Burberry – ha dichiarato il chief creative officer Riccardo Tisci – è la sua inclusività – arriva a tutti, indipendentemente dalla loro età, dal loro contesto sociale, dalla loro razza, dal loro genere. Così, quando stavo pensando alla mia prima campagna, sapevo di voler lavorare con una serie di talenti che mi aiutassero ad interpretare tutto ciò che questo incredibile storico brand rappresenta per tante persone diverse – dai millennials a un pubblico più maturo, Inglese e internazionale. Ho riunito 6 fotografi, tra i quali maestri della fotografia Inglese e rappresentanti della next generation che hanno qualcosa di nuovo da raccontare, tutti con un’energia, esperienza e punto di vista del mondo completamente diversi. Assieme interpretano, attraverso i loro occhi, questa nuova era di Burberry e le diverse generazioni di uomini e donne con le quali parliamo. Ogni immagine ha una sua forte unicità, ma è quando sono riunite assieme che raccontano veramente la diversità, l’eclettismo, l’inclusività e la bellezza di Burberry”.
Tra i protagonisti, Stella Tennant, Fran Summers, Claudia Lavender, Rianne Von Rompaey, Natalia Vodianova, Irina Shayk, Sora Choi, Anok Yai, Darani, Matteo Ferri e Joe Plunkett.
“Ho pensato molto al mio percorso quando ho iniziato a creare la mia prima collezione per Burberry. Dal mio ritorno a Londra, 20 anni dopo la mia collezione da neo-diplomato, fino a dove sono arrivato oggi. Sono stato anche ispirato da come Londra, la città che ha realizzato il mio sogno di farmi diventare uno stilista, si sia evoluta. Questa sfilata è una celebrazione delle culture, tradizioni e codici di questo storico brand e dell’eclettismo che rende meravigliosamente diversa la Gran Bretagna”.

 

In anteprima la campagna della maison di proprietà di Kering sotto la direzione creativa di Daniel Lee.


Come sarà il nuovo corso di Bottega Veneta? A poche settimane dal debutto del designer inglese Daniel Lee sulle passerelle di Milano Moda Donna (si parla di un evento all’Arco della Pace), dopo l’anticipazione stilistica della pre-fall 2019, arriva anche la prima campagna pubblicitaria, quella per la primavera-estate 2019: la maison italiana si mette a nudo, nella sua forma più pura, filtrando la sua essenza attraverso i codici che l’hanno resa nota nel mondo. Tra gli altri, quello della pelle. Un lusso senza tempo ritratto dalle immagini, naturali e spontanee, del fotografo Tyrone LeBon in una casa privata sull’isola di Ischia.