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Foto/photos: Luca Tombolini / Indigital.tv

 

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

Foto/photos: Luca Tombolini / Indigital.tv

 

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

Foto/photos: courtesy Kenzo

 

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Cosa rappresenta Parigi? Un equilibrio magico di opposti dal grande potere attrattivo, soprattutto per la fantasia. Diventa difficile, perciò, se si esce dall’immaginario comune, dare una definizione che non comprenda solamente l’impressione che si affaccia nella mente di chi la abita o, semplicemente, di chi la visita, ma anche la complessità narrativa che la caratterizza. Con le sue molteplici sfaccettature distanti, talvolta, come il giorno e la notte, in pochi hanno saputo raccontare la città in modo sublime: tra essi, Yves Saint Laurent che di giorno creava la sua mitologia e di notte viveva la sua trasgressione. Adesso, Anthony Vaccarello, con la sfilata autunno-inverno 2018-2019 di Saint Laurent, marchio privato del nome del fondatore dal precedente direttore creativo Hedi Slimane, cerca di far rivivere l’universo del grande couturier con una collezione che nella sua fedeltà all’archivio trova il suo limite. Pur provando a mixare diversi elementi, il risultato è tanto coerente quanto didascalico. Un total black d’ispirazione anni ’80 è l’elemento unificatore della prima parte che tratteggia una femminilità audace e misteriosa fatta di giacche maschili dalle spalle squadrate, profilate in raso o in passamaneria, con chiusure ad alamari abbinate a bluse nude look dallo scollo profondo e microshorts in pelle che scoprono stivaletti a punta in suède, accessoriati o meno di zeppa, con fibbia d’argento e tacco alto. Nascosta in cappelli a tesa larga o foulard borchiati affronta, impavida, l’oscurità, come quella della passerella di fronte alla Tour Eiffel, da sola o accompagnata da un uomo (a dire il vero, rimane un po’ nell’ombra!) speculare che richiama, secondo una visione unisex, la donna con blouson principe di Galles illuminato di cristalli, completi in velluto panné, camicie ricamate e jeans aderenti. Sul finale, dopo una serie di abiti ancora neri architettonicamente costruiti in tessuto o in pelliccia, irrompe il colore su minidress (troppo simili uno con l’altro) dalle fantasie floreali movimentati da drappeggi e luccicanti di paillette. Piacerà? È probabile se le vendite della griffe francese di proprietà di Kering si sono attestate nel fiscal year a 1,5 miliardi (+23%). La memoria è un osservatorio privilegiato per la moda? Magari, non c’è niente come il tempo in grado di regalarle una dimensione di normalità.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv