Currently viewing the category: "haute couture fashion shows"

Foto/photos: Marcus Tondo / Indigital.tv

 

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

Foto/photos: courtesy Azzaro

 

Cos’è la haute couture? L’identità dell’emozione o l’eternità del sogno? O, magari, l’ossessione del desiderio? Pierpaolo Piccioli con la primavera-estate 2018 di Valentino si dedica a cercare delle risposte partendo da lontano: esattamente da Lady Duff-Gordon, la stilista inglese fondatrice di Lucile che, dopo essere scampata al naufragio del Titanic, approdò in America diventando costumista teatrale e cinematografica a Hollywood. A lei si deve la definizione di “Gowns of Emotions” per gli abiti da sera. Suggestioni che si riallacciano a quelle evocate da immagini dotate di un incredibile potere narrativo: gli occhi di chi guarda diventano importanti come il corpo di chi indossa o le mani di chi crea. Così, i nomi delle proposte non sono più di fantasia, ma quelli dell’artigiano che, con passione ed esperienza, le ha realizzate (nell’atelier di piazza Mignanelli, a Roma, lavorano 77 persone di cui 10 uomini). In un tributo alla storia, il repertorio degli archetipi couture prende forma secondo un accostamento, apparentemente casuale, di pezzi che, però, genera un armonico contrasto. A partire già dal primo look, Oriana, dove una cappa giallo ocra di taffetas orlata con una ruche si sovrappone a una canotta bianca in crêpe de Chine e a pantaloni marroni in lana, tutto accessoriato da un cappello acquamarina di piume di struzzo sfilacciato di Philip Treacy, le stesse dei sandali dal tacco a virgola che saranno venduti in speciali confezioni di plexiglass trasparente. Capolavori d’ingegneria sartoriale, leggeri, spontanei e imperfetti che non lasciano da parte l’iconico rosso Valentino esemplificato in Floriana, con 275 merletti che vanno a formare le volute di organza. Se, in modo sempre più ostinato, ci s’interroga sull’essenza culturale e sociale della haute couture e sul suo futuro, lo stilista romano sottolinea ancora una volta la necessità di ricercarli nelle sue origini, nelle sue regole che, quando sono ben conosciute, possono anche essere stravolte: si pensi a Yves Saint Laurent o Balenciaga, evidentemente richiamati in questa collezione. Solo attraverso una trasfigurazione atemporale della bellezza, imperativo del fondatore, Valentino Garavani, presente al Hôtel Salomon de Rothschild, queste sfilate potranno acquisire un nuovo significato, più profondo e moderno: un lusso più umano, quello della conoscenza.

Foto/photos: Marcus Tondo / Indigital.tv

 

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

Foto/photos: Alessandro Garofalo / Indigital.tv

 

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

La moda è illusione? Sembrerebbe se John Galliano, per la sfilata Artisanal primavera-estate 2018 di Maison Margiela, suggerisce di fotografare con il flash della fotocamera dello smartphone le proposte trasformiste in passerella nella sede parigina della maison allestita con quattro opere dell’artista statunitense Jessi Reaves. Non ci sono più confini negli object trouvé di Margiel-esca memoria: anche lo sportswear entra nella couture delineando quel “relaxed glamour” come spiegano le note dello stilista di Gibilterra, secondo le quali il dress code moderno annulla la separazione tra l’abito da giorno e da sera: i trench plastificati sembrano sottovuoto come i corpetti e le cuffie, i parka si ricoprono di bagliori metallici e vengono chiusi da catenelle, le tute da sci sono decostruite fino a diventare abiti olografici come i piercing sulle labbra, la maglieria è artificiale, il plexi diventa decoro delle sottovesti e le sneakers si fanno giganti. Una realtà parallela in cui le stratificazioni dei capi e la loro virtualità riflettono la complessità del presente che unisce tutto e il suo contrario nonché la dicotomia più che mai attuale per cui nulla è quello che appare. Ma quello che si vede su Instagram: una rappresentazione della vita quotidiana che, essendo costantemente modificata attraverso filtri, non deve restituire fedelmente ciò che l’occhio umano vede, ma essere al suo servizio. Momenti tanto congelati quanto irreali di qualcosa che, in una civiltà stordita dalla velocità, non esiste più, ammesso che sia stato veramente autentico. Se ogni creazione ne nasconde un’altra, il focus si sposta dall’oggetto alla sua percezione facendo dell’osservatore il reale protagonista. Una riflessione sulla società, ma anche un ulteriore passo avanti nello sviluppo tecnologico del marchio del gruppo Otb-Only the brave di Renzo Rosso. E poiché, come già accaduto, la sperimentazione della haute couture è anche un laboratorio in grado di fornire spunti da elaborare successivamente nella produzione del prêt-à-porter, il prossimo obiettivo da raggiungere sarà quello della Instasensibilità? Probabile! La trasformazione inaspettata diventerà la nuova illusione dell’unicità.

Foto/photos: courtesy Maison Margiela