Currently viewing the category: "Fashion shows and presentations"

Foto/photos: Gerardo Somoza / Indigital.tv

 

Foto/photos: Indigital.tv

 

Foto/photos: Jonas Gustavsson / Indigital.tv

 

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

Classico o classicismo? Se, considerati separatamente, potrebbero alludere a emisferi differenti, uno che rappresenta il punto di fuga della moda contemporanea, almeno stando alle sfilate del momento, l’altro un esempio di evoluzione per tornare, ce ne sarebbe davvero bisogno, a riscoprire l’origine della bellezza e, con essa, della cultura. Aggiungendo, però, il prefisso “neo” tutto si avvicina drasticamente. Il nuovo passerebbe attraverso il neoclassico o svilupperebbe il neoclassicismo. Si prenda il caso di Gucci, per esempio, che avrebbe voluto (invano!) l’Acropoli di Atene. Sarà una nuova tendenza? Se lo sarà domandato anche Karl Lagerfeld che ha battezzato la Cruise 2017/18 “La modernité de l’antiquité”. E se, con un gioco di parole, s’immaginasse “L’antiquité de la modernité”? Non è detto che sarebbe poi così male! Ma quale legame aveva mademoiselle Coco con l’antica Grecia, lei che amava così notoriamente Costantinopoli? Non si dimentichi che nel 1922 creò i costumi per “Antigone”, la pièce teatrale di Jean Cocteau, che ora si rinnovano, fin troppo letteralmente, tra le rovine dell’Ellade ricostruita all’interno del Grand Palais. Dopo aver riportato al Ritz di Parigi la collezione Métiers d’Art, questa volta, a rientrare in città è la Croisière, l’ultima delle quali aveva sfilato a Cuba, e con essa i consueti riferimenti al repertorio Chanel: in passerella, silhouette fluide che si drappeggiano sul corpo accendendosi di bagliori gold, tra abiti sfrangiati stretti in vita da cordoni in tinta, guanti da gladiatore, monete al posto dei bottoni, fasce per capelli che s’intrecciano per somigliare a corone e pantaloni plissé come fusti delle colonne, richiamate anche sulle nuove Gabrielle Bag o sui tacchi dal capitello ionico dei sandali che salgono sinuosamente fino al ginocchio. Unica concessione al contrasto in una palette cromatica tipica dei miti rappresentati nella decorazione figurata delle ceramiche greche. Classico o classicismo, dunque? Nel dubbio, la maison di rue Cambon preferisce non farsi mancare niente: saranno queste le coordinate che disegneranno la curva del futuro di una moda che si esprime per concetti macroscopici e si rivolge a un consumatore sempre più incline alla rassicurazione che alla trasformazione.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

La classifica delle nostre sfilate preferite.

The charts of our favourite fashion shows.

Le proposte si riempiono di contenuto a Parigi con collezioni più rigorose, femminili e commerciali delle scorse stagioni senza, però, rinunciare alla creatività. La top 5, secondo S&D FASHION, è la seguente:

ENGLISH VERSION

Proposals are filled with contents in Paris, with collections more rigorous, feminine and commercial than last seasons’, though without renouncing creativity. Our top 5 fashion shows are:

1) Yohji Yamamoto
2) Comme des Garçons
3) Haider Ackermann
4) Jacquemus
5) Undercover

E qual è la vostra personale classifica?

And what about yours?

 

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Umberto Fratini / Indigital.tv

 

Il glamour può essere intelligente? Può trasmettere cultura? Può veicolare pensiero? Il bello e brutto, tipica dicotomia di Miuccia Prada, diventa sulla passerella di Miu Miu, all’interno del Palais d’Iena rivestito di pelouche lilla dallo studio OMA di Rem Koolhaas, sinonimo anche di buono e cattivo, positivo e negativo. Quell’alternanza di opposti che servono a spiegare più chiaramente un concetto. Così, ne “La pazzia del glamour di fronte all’ignoto”, la stilista italiana mescola cappotti di pelliccia finta dai colori improbabili, di lana talmente over che sembrano vestaglie chiuse da fibbie di strass, dai colli a stola anche sui giacconi imbottiti a contrasto come le cuciture degli impermeabili in PVC abbinati ad abiti con stampe multicolor, di maxi paillette o color nude con piume giganti e completati con brillanti che passano con disinvoltura dai collarini ai cinturini delle calzature. Tutto è provocatoriamente urlato perché è l’unico modo oggi per farsi ascoltare in mezzo a un fastidioso rumore di fondo fatto di indifferenza e populismo. In chiusura del fashion month, dove la tendenza imperante è stata la scelta del formale per avvicinarsi al consumatore, Miuccia Prada ha scelto di muoversi in verso opposto: il mondo contemporaneo ha bisogno più che mai di messaggi chiari per rimettere in discussione tutto, anche lo status quo da tempo, ormai, intrappolato tra il vecchio e il nuovo. Un mondo che, in attesa di una riformulazione dei parametri, preferisce aspettare invece che esporsi. Viene da chiedersi: chi lo farà per primo? Se qualcuno ha osato come Gucci o Vetements sono diventati fenomeni da emulare o da condannare, amati od odiati, perché la via di mezzo nella moda è qualcosa di inaccettabile. La signora milanese, dunque, poteva stare a guardare? In controtendenza, come sempre, opta per quella che lei definisce la terza via: la confusione del pensiero tra la gente. Perché, per fare la differenza, il coraggio delle idee è fondamentale.

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv