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A Cremona una mostra dedicata al grande stilista scomparso ne ripercorre il processo creativo, dal disegno all’abito.

An exhibition dedicated to the late great designer, in Cremona, retraces his creative path, from the drawing to the piece of clothing.

Il compito di una fondazione dovrebbe essere quello di salvaguardare, conservare e promuovere l’opera di chi porta il nome. Obiettivo decisamente raggiunto nel caso della Fondazione Gianfranco Ferré che, con le mostre sempre diverse che cura, ripercorre le tappe della vita professionale dello stilista architetto celebrando l’estetica unica di una maison che, dopo la morte del fondatore nel 2007, per sfortunate vicissitudini aziendali, non è più protagonista attiva del fashion system contemporaneo. Una griffe storica che, quindi, i millennial dovrebbero imparare a conoscere meglio perché ha contribuito al successo e all’affermazione della moda italiana nel mondo. Dopo “La camicia bianca secondo me” andata in scena prima al Museo del Tessuto di Prato e poi nella Sala della Cariatidi di Palazzo Reale a Milano e “Ferré e Comte-Dettagli. Grandi interpreti tra moda e arte” presso il Palazzo del Governatore a Parma per il bicentenario dell’arrivo di Maria Luigia d’Asuburgo-Lorena, adesso Cremona, città d’origine della famiglia materna di Ferré, rende omaggio, in occasione del 450° anniversario della nascita del compositore Claudio Monteverdi, al creativo con “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni”. In mostra, fino al prossimo 18 giugno, oltre 100 schizzi autografi e alcuni abiti di prêt-à-porter e alta moda provenienti dall’archivio che oggi raccoglie 3 mila pezzi in totale per indagare il suo processo stilistico, dal bidimensionale al tridimensionale: dal disegno, emblematica sintesi di un’intuizione, all’abito che si svela nella ricerca insuperabile del dettaglio. Il percorso si snoda nella linearità del Centro Culturale Santa Maria della Pietà, uno spazio del XV secolo già Ospedale dei Lebbrosi, suddiviso organicamente per tematiche, all’inseguimento dei segni che diventano poesia. Perché, come ricorda Gianfranco Ferré: “Il disegno per me riesce a essere, non in ultimo, espressione individuale di aspettative, aspirazioni e desideri, legati al mio modo di intendere la bellezza, l’armonia e lo stile, più ancora che non la moda. Una poesia che fa di quest’ultima un mezzo per raccontarsi, per tradurre in immagini, manifestare nella realtà e condividere il mio mondo interiore”. In attesa della prossima exhibit: a Torino, sugli accessori, il punto di partenza della carriera di un indimenticabile maestro.

ENGLISH VERSION

The main objective of a foundation should be to safeguard, preserve and promote the work of the person whose name it bears. Such a mission has definitely been accomplished by Gianfranco Ferré Foundation, which, with the always different exhibitions it curates, retraces the landmarks of the architect-designer’s professional life by celebrating the unique aesthetics of a fashion house which, due to unfortunate business vicissitudes, has not been an active protagonist of the contemporary fashion system since its founder’s death in 2007. A historic brand which the millennials should learn more about because it gave a strong contribution to the success and achievements of Italian fashion in the world. After “La camicia bianca secondo me” (“My view on the white shirt”), which was shown at the Textile Museum in Prato and then at the Cariatides Hall of the Royal Palace in Milan, and “Ferré e Comte-Dettagli. Grandi interpreti tra moda e arte” (“Ferré and Comte. Details. Great exponents of fashion and art”), which took place at the Governor’s Palace in Parma on the occasion of the bicentenary of the Duchess Marie Louise of Habsburg-Lorraine’s arrival, now Cremona, hometown to Ferré’s mother’s family, pays homage to the designer on the occasion of the 450th anniversary of the composer’s Claudio Monteverdi’s birth with the exhibition “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni” (“Gianfranco Ferré. Fashion, telling a story through drawings”). More than 100 signed sketches and drawings, together with some ready-to-wear and haute couture dresses, all coming from the archive which now collects 3,000 pieces, will be shown until June 18 to investigate Ferré’s designing process, from the two-dimensional to the three-dimensional: from the drawing, the epitome of an intuition, to the finished piece of clothing, which unveils itself in the unequalled search for detail. The itinerary twists and turns through the linear spaces of Saint Mary of Mercy Cultural Center, a 15th century building once used as a hospital for the lepers, and is organically divided into thematic sections, in search for signs which become poetry. Because, as Gianfranco Ferré stated: “Last but not least, drawing is for me an individual expression of expectations, aspirations and desires, related to my own way of conceiving beauty, harmony and style, even more than fashion. It’s a form of poetry which turns fashion into a means to tell itself, to translate itself into images, to manifest itself into reality and to share my inner world.” All this while waiting for the next exhibition: in Turin, about accessories, starting point of the career of an unforgettable master.

 

È stata aperta a Milano un’altra mostra che vede protagonista Karl Lagerfeld come fotografo.

Another exhibition, with Karl Lagerfeld as photographer has arrived in Milan.

Se la settimana scorsa è stata inaugurata a Milano la mostra “The little black jacket” dedicata al capo-icona di Coco Chanel, un’altra mostra vede protagonista Karl Lagerfeld, come fotografo: dopo il debutto lo scorso febbraio nello showroom di Parigi, debutta anche nel capoluogo lombardo “Karl Lagerfeld photographie Cassina” che rimarrà aperta fino al 31 maggio.
La collaborazione con il designer, da cinquant’anni acquirente di numerosi pezzi dell’azienda italiana, il primo dei quali, la famosa chaise longue Le Corbusier-Jeanneret-Perriand, fu acquistato negli anni ’60, è nata da una discussione informale, a Parigi, meno di un anno prima dalla realizzazione avvenuta, poi, molto naturalmente, come ha spiegato Gianluca Armento, il brand manager di Cassina.
La tiratura delle immagini, caratterizzate da un formato molto grande, 105×210 cm o 150×300 cm, è stata affidata all’editore Gerhard Steidl. Ogni foto è edita in un’unica copia certificata dall’autore.

ENGLISH VERSION

Last week the exhibition “The little black jacket”, devoted to Coco Chanel’s iconic piece, was inaugurated in Milan. Now it’s time for another exhibition, with Karl Lagerfeld as photographer: after the debut last February in the showroom in Paris, “Karl Lagerfeld photographie Cassina” has arrived in Milan and will be open until May 31.
The collaboration with the designer, who has bought several pieces produced by the Italian company during the last 50 years – the first one, the famous chaise longue Le Corbusier-Jeanneret-Perriand, was bought in the 60’s – originated during an informal discussion in Paris less than a year before the production, which was carried out in a very natural way, as explained by Gianluca Armento, Cassina’s brand manager.
The printing of the images, characterised by their large sizes – 105×210 cm or 150×300 cm – was committed to the publisher Gerhard Steidl. Every picture is published in an only copy, certified by the author.

 

I venti progetti giudicati migliori al concorso per una nuova illuminazione della storica “Casa Melnikov” saranno esposti durante il Salone del Mobile.

The twenty best projects that took part in the contest for a new lighting of the historic “Melnikov House” will be shown during the “Salone del Mobile”.

Quest’anno il consueto appuntamento con le magiche creazioni luminose di Ingo Maurer allo Spazio Krizia durante il Salone del Mobile dal 10 al 14 Aprile, si arricchirà di una nuova attrattiva: verranno presentati i venti progetti giudicati migliori al concorso per una nuova illuminazione della storica “Casa Melnikov”, il famoso edificio a torre cilindrica con finestre esagonali situato nel centro di Mosca, una delle opere più importanti del periodo del costruttivismo russo dell’architetto Konstantin Melnikov. Saranno esposte anche immagini di altre architetture dell’avanguardia russa degli anni Venti e Trenta.
L’evento ha l’appoggio della Camera di Commercio Italo-Russa, della Fondazione culturale Italo-Russa, del Consolato Italiano in Russia e ha come partner la rivista Project Russia, Expopark-ArchMoscow, Radio Cultura Russia e la Fondazione “Avanguard”, rappresentati dall’architetto Anna Medleva, oltre all’Accademia di Brera, che vedrà come partecipanti al concorso gli studenti della sua cattedra d’illuminotecnica.
Il titolo della mostra di Ingo Maurer di questa stagione sarà: “Funambulists”.
Per questa edizione, inoltre, Ingo Maurer sarà presente oltre che allo Spazio Krizia anche nella boutique della griffe in via della Spiga, 23 con la sua storica installazione “Veramente al Dente”.

ENGLISH VERSION

This year the usual appointment with Ingo Maurer’s magical lighting creations at Spazio Krizia during the “Salone del Mobile” in Milan (April 10-14), will be enriched with a new attraction: the twenty best projects that took part in the contest for a new lighting of the historic “Melnikov House”, the famous cylindrical tower with hexagonal windows in the centre of Moscow, one of the most important works of Russian Constructivism, designed by the architect Konstantin Melnikov, Images of other architecture works of the Russian avantgarde of the Twenties and Thirties will also be shown.
The event is supported by the Italian-Russian Chamber of Commerce, by the Italian-Russian foundation and by the Italian Consulate in Russia and it has partners such as the magazine Project Russia, Expopark-ArchMoscow, Radio Cultura Russia, the “Avanguard” foundation (represented by the architect Anna Medleva), as well as the Academy of Brera, whose students of lighting engineering will take part in the contest.
The title of Ingo Maurer’s exhibition of this season will be “Funambulists”.
Furthermore, for this edition, Ingo Maurer will be present not only at Spazio Krizia, but also in the store of the brand at 23 via della Spiga with his historic installation “Veramente al Dente”.

 

Ultimi giorni della mostra organizzata al Museo di Palazzo Mocenigo a Venezia.

Last few days to visit the exhibition at the Museum of  Mocenigo Palace in Venice.

Oltre settanta capi provenienti dalle collezioni, dalle maison di moda e dai costumisti più famosi del mondo, un importante documento video realizzato con Rai5, abiti spettacolari: è Trame di moda – Donne e stile alla Mostra del Cinema di Venezia, la mostra che la Fondazione Musei Civici di Venezia presenta dal  prossimo 2 settembre a Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume.
Progettata e curata da Fabiana Giacomotti, scrittrice e docente di Scienze della moda e del Costume alla Sapienza di Roma, insieme con Alessandro Lai, costumista  e storico dell’arte, con un allestimento di grande impatto a cura di Sergio Colantuoni, la mostra, allestita nei suggestivi spazi tra il piano terra e il piano nobile di Palazzo Mocenigo, mette in scena le corrispondenze fra i costumi dei grandi film girati nella città lagunare, la moda attuale che a questi film e a queste suggestioni si è ispirata e i preziosi capi conservati nel museo.
Un percorso in cui le andrienne di Palazzo Mocenigo dialogano con l’abito della bambola meccanica disegnato da Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini e con la preziosa reinterpretazione di Karl Lagerfeld e Fendi destinata a uno storico ballo di palazzo Corsini, dove i delicati abiti da sera creati da Piero Tosi per Silvana Mangano in Morte a Venezia trovano la loro dichiarata ispirazione nelle mise più sognanti degli stilisti di oggi, come Roberto Cavalli, Ermanno Scervino, Francesco Scognamiglio e Giambattista Valli.
Nove film per altrettanti modelli femminili ed epoche storiche, da Mambo e Tempo d’estate a Senso, Anonimo Veneziano, Morte a Venezia, Casanova, Il Talento di Mr Ripley, Le ali dell’amore, The Tourist.
Un excursus inedito destinato a celebrare anche gli 80 anni della Mostra del Cinema di Venezia, di cui una parte significativa sarà riservata ai grandi abiti da red carpet degli ultimi cinquant’anni e alle attrici che li hanno indossati da Anna Magnani, Sophia Loren e Valentina Cortese fino a Gwyneth Paltrow, Anne Hathaway, Keira Knightley, Alba Rohrwacher, Tilda Swinton e Madonna.
L’esposizione, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con SAE Comunicazione Integrata e in collaborazione con la Sartoria Tirelli, con il coordinamento di Chiara Squarcina, resterà aperta al pubblico fino al 6 gennaio 2013.
Visita il sito web: Museo di Palazzo Mocenigo

ENGLISH VERSION:
With over seventy items of clothing from the most famous collections, fashion maison and costume designers in the world, a documentary video made by Rai5 and spectacular clothes, Trame di moda – Donne e stile alla Mostra del Cinema di Venezia is the exhibition that Fondazione Musei Civici di Venezia will present, opening on September 2, at Palazzo Mocenigo Center for Studies on the History of Fabrics and Costumes.
The exhibition was designed and curated by Fabiana Giacomotto, writer and professor of Science of Fashion and Costume at Sapienza University in Rome, together with Alessandro Lai, a costume designer and art historian. With a high-impact installation curated by Sergio Colantuoni and coordinated by C.S. in the evocative rooms of the ground floor and piano nobile of Palazzo Mocenigo, it offers visitors a comparison between costumes from great films that were filmed in Venice, the current fashion that drew inspiration from these films and ideas, and the valuable items of clothing preserved in the museum.
The itinerary includes the eighteenth century andrienne of Palazzo Mocenigo that converse with the dress of the clockwork doll designed by Danilo Donati for Federico Fellini’s Casanova, and the priceless reinterpretation by Karl Lagerfeld and Fendi for a historical ball at Palazzo Corsini, as well as the delicate evening gowns designed by Piero Tosi for Silvano Mangano in Death in Venice or by Sandy Powell for The Wings of the Dove that were clearly the inspiration for the most fanciful stylists today, such as Roberto Cavalli, Ermanno Scervino, Francesco Scognamiglio, and Giambattista Valli.
It draws on nine films with a corresponding number of female models and historic periods, from Mambo and Summertime to Senso, Anonymous Venetian, Death in Venice, Casanova, The Talented Mr Ripley, The Wings of the Dove and The Tourist.
An innovative excursus to celebrate the 80th anniversary of the Venice Film Festival, of which a significant part will be reserved for the great red carpet dresses from the last fifty years and the actresses who wore them: Anna Magnani, Gina Lollobrigida, Valentina Cortese, Gwyneth Paltrow, Anne Hathaway, Paz Vega, Keira Knightley, Alba Rohrwacher, Tilda Swinton, Eva Mendes and Madonna.
Organised by Fondazione Musei Civici di Venezia together with SAE Comunicazione Intergrata and Sartoria Tirelli Costumi – Fondazione Tirelli Trappetti, the exhibition will be open until 6 January 2013 during the regular opening hours of Palazzo Mocenigo Museum.
Visit the website: Museo di Palazzo Mocenigo

 

Vivienne Westwood Anglomania and Lee hanno lanciato un video viral per incoraggiare il pubblico a partecipare a 100 Days of Active Resistance.

Vivienne Westwood Anglomania and Lee has launched a video viral to encourage the public to make submissions for the 100 Days of Active Resistance.

“Il principio di Active Resistance – ha dichiarato Vivienne Westwood – è l’idea che si ottiene dalla vita ciò che si è disposti a mettere in gioco e che l’esperienza concreta del mondo coinvolge il pensiero”.
Il giorno 8 settembre sono state aperte le iscrizioni al pubblico per 100 Days of Active Resistance, in preparazione del 28 settembre quando inizierà il countdown. Ogni giorno per 100 giorni un’immagine sarà selezionata fra quelle presentate e condivise online sul sito ar100days.com. Al termine le 100 immagini diventeranno parte di una mostra a Londra dedicata al progetto.

 

Marithé + François Girbaud rendono omaggio alla storia del jeans.

Marithé + François Girbaud pay homage to the history of jeans.

Cosa hanno in comune un pittore del XVII sec. e Marithé + François Girbaud? Il jeans.
La Gallerie Canesso di Parigi inaugura il 15 settembre una mostra inedita, dal 16 settembre al 6 novembre in contemporanea con la Biennale des Antiquaires, che presenterà per la prima volta al mondo i dipinti del “Maestro della tela jeans”.
Dietro questo nome che può sembrare anacronistico, si nasconde un pittore italiano anonimo del XVII sec., scoperto di recente da Gerlinde Gruber, curatrice della mostra.
L’esposizione presenterà 8 dipinti in cui è evidente l’utilizzo del tessuto blu con una trama a filo bianco che evidenzia la tipica struttura del fustagno di Genova, oggi comunemente chiamato “tessuto jeans”.
La scoperta mette in discussione la storia del denim, dimostrando chiaramente che la tela jeans, simbolo dell’era moderna, era apprezzato anche molto prima del XIX sec..
Quando Maurizio Canesso, fondatore della galleria, ha scoperto il pittore italiano, ha immediatamente pensato di collegarlo a uno stilista contemporaneo. Marithé + François Girbaud, da sempre dei veri precursori del tessuto jeans, non potevano tralasciare l’importanza di questa scoperta artistica e lavorare con loro è stato quasi un passo obbligato: saranno, infatti, partner della mostra, con la presentazione di alcuni capi in esclusiva.
La lavorazione di questi capi sarà caratterizzata dalla rivoluzionaria tecnologia del Wattwash, grazie alla quale François Girbaud ha inciso attraverso la luce laser una tela del XVII sec. su denim del XXI sec.. Il tessuto jeans fa parte delle opere del pittore italiano e oggi, grazie al Wattwash, l’opera viene incisa sul tessuto jeans.
“Ci separano quattro secoli, ma oggi questo materiale ci unisce”, ha commentato François Girbaud.
Il materiale è nella tela e la tela è nel materiale.

 

La vita e il lavoro di Valentino Garavani raccolti negli Archivi al Domaine de Wideville.

The glamorous life and work of Valentino Garavani through the Archives at Domaine de Wideville.

Per mezzo secolo Valentino Garavani ha sedotto e vestito le donne più affascinanti del mondo. L’eredità di questo eccezionale designer trova ora degna collocazione negli Archivi Valentino Garavani, una raccolta e un tributo speciali alla vita e alla carriera del grande stilista ospitati nella cornice esclusiva del Domaine de Wideville, la residenza del XVII secolo di Valentino Garavani fuori Parigi, su una superficie di 2000 metri quadrati.
Parte laboratorio, parte spazio abitativo, l’esperienza è intima e personale. Oltre 10000 bozzetti originali, il nucleo del suo lavoro, può essere esaminata usando lenti d’ingrandimento sui grandi tavoli centrali. Sulle pareti, gli scatti originali dei più famosi fotografi di moda del mondo, da Richard Avedon a Irving Penn, accanto a una raccolta di illustrazioni e quadri di artisti prestigiosi, da Viramontes a Botero. Una selezione di abiti storici sarà in esposizione di volta in volta sulla base di un criterio di rotazione periodica legata a temi specifici. La sezione cartacea, che include 15 libri sullo stilista e 2000 lettere personali, è una testimonianza dell’influenza che Garavani ha esercitato sul mondo della haute couture e del posto che ha occupato nella storia del costume. Gli oltre 120000 articoli di stampa e 100 ore di video sono accompagnati dalle foto delle donne più famose del mondo, da Jackie Kennedy e Farah Diba, a Cate Blanchett e Julia Roberts, tutte amiche e muse di Valentino.
Una collezione senza precedenti che non solo offre una preziosa documentazione del lavoro di un artista dello stile dal gusto impeccabile e del suo mondo rarefatto, ma svela anche i segreti della fragile arte dell’alta moda.
“Ho lavorato per un anno – ha commentato Valentino Garavani – a questo progetto. È stata un’esperienza molto toccante e significativa. L’idea era di creare una sede per i miei archivi privati dove tutto potesse coesistere. Ho scelto Wideville perché è un luogo davvero speciale per me. E che esprime perfettamente il mondo Valentino Garavani”.
Gli Archivi saranno aperti ufficialmente il 7 luglio con un evento esclusivo dedicato alla stampa e agli amici e, successivamente, al pubblico su appuntamento.
Un’installazione esclusiva di bozzetti di Valentino, la scintilla del processo creativo dello stilista, costituirà il punto focale dell’inaugurazione degli Archivi. Progettata da Patrick Kinmonth e da Antonio Monfreda, già collaboratori nelle passate retrospettive su Valentino tenute all’Ara Pacis a Roma e al Louvre a Parigi, impiegherà la tecnologia digitale per nuovi e suggestivi effetti: proiezioni LED, video e Ipad sono stati tutti usati per mettere in risalto i disegni e l’inconfondibile talento del couturier in una nuova veste hi-tech.
Oltre a documentare la prolifica carriera e la straordinaria clientela dello stilista, gli Archivi Valentino Garavani rivelano lo scenario della moda del XX secolo visto attraverso lo sguardo di uno dei suoi più autorevoli protagonisti.
L’accesso a questo mondo riccamente dettagliato sarà anche visibile online a partire dal 2011. L’intera collezione sarà allora accessibile agli studiosi e agli appassionati di moda, offrendo alla prossima generazione di fashion designer l’opportunità di ammirare l’eredità e l’indimenticabile cifra stilistica di Valentino Garavani e trarre insegnamento dalla sua lezione.
 

La vita e il lavoro di Valentino Garavani raccolti negli Archivi al Domaine de Wideville.

The glamorous life and work of Valentino Garavani through the Archives at Domaine de Wideville.

Per mezzo secolo Valentino Garavani ha sedotto e vestito le donne più affascinanti del mondo. L’eredità di questo eccezionale designer trova ora degna collocazione negli Archivi Valentino Garavani, una raccolta e un tributo speciali alla vita e alla carriera del grande stilista ospitati nella cornice esclusiva del Domaine de Wideville, la residenza del XVII secolo di Valentino Garavani fuori Parigi, su una superficie di 2000 metri quadrati.
Parte laboratorio, parte spazio abitativo, l’esperienza è intima e personale. Oltre 10000 bozzetti originali, il nucleo del suo lavoro, può essere esaminata usando lenti d’ingrandimento sui grandi tavoli centrali. Sulle pareti, gli scatti originali dei più famosi fotografi di moda del mondo, da Richard Avedon a Irving Penn, accanto a una raccolta di illustrazioni e quadri di artisti prestigiosi, da Viramontes a Botero. Una selezione di abiti storici sarà in esposizione di volta in volta sulla base di un criterio di rotazione periodica legata a temi specifici. La sezione cartacea, che include 15 libri sullo stilista e 2000 lettere personali, è una testimonianza dell’influenza che Garavani ha esercitato sul mondo della haute couture e del posto che ha occupato nella storia del costume. Gli oltre 120000 articoli di stampa e 100 ore di video sono accompagnati dalle foto delle donne più famose del mondo, da Jackie Kennedy e Farah Diba, a Cate Blanchett e Julia Roberts, tutte amiche e muse di Valentino.
Una collezione senza precedenti che non solo offre una preziosa documentazione del lavoro di un artista dello stile dal gusto impeccabile e del suo mondo rarefatto, ma svela anche i segreti della fragile arte dell’alta moda.
“Ho lavorato per un anno – ha commentato Valentino Garavani – a questo progetto. È stata un’esperienza molto toccante e significativa. L’idea era di creare una sede per i miei archivi privati dove tutto potesse coesistere. Ho scelto Wideville perché è un luogo davvero speciale per me. E che esprime perfettamente il mondo Valentino Garavani”.
Gli Archivi saranno aperti ufficialmente il 7 luglio con un evento esclusivo dedicato alla stampa e agli amici e, successivamente, al pubblico su appuntamento.
Un’installazione esclusiva di bozzetti di Valentino, la scintilla del processo creativo dello stilista, costituirà il punto focale dell’inaugurazione degli Archivi. Progettata da Patrick Kinmonth e da Antonio Monfreda, già collaboratori nelle passate retrospettive su Valentino tenute all’Ara Pacis a Roma e al Louvre a Parigi, impiegherà la tecnologia digitale per nuovi e suggestivi effetti: proiezioni LED, video e Ipad sono stati tutti usati per mettere in risalto i disegni e l’inconfondibile talento del couturier in una nuova veste hi-tech.
Oltre a documentare la prolifica carriera e la straordinaria clientela dello stilista, gli Archivi Valentino Garavani rivelano lo scenario della moda del XX secolo visto attraverso lo sguardo di uno dei suoi più autorevoli protagonisti.
L’accesso a questo mondo riccamente dettagliato sarà anche visibile online a partire dal 2011. L’intera collezione sarà allora accessibile agli studiosi e agli appassionati di moda, offrendo alla prossima generazione di fashion designer l’opportunità di ammirare l’eredità e l’indimenticabile cifra stilistica di Valentino Garavani e trarre insegnamento dalla sua lezione.
 

Una mostra alla Somerset House racconta la storia di vent’anni di design intelligente e sovversivo della Maison Martin Margiela. Dal 3 giugno al 5 settembre 2010.

An exhibition at Somerset House tells the story of twenty years of Maison Martin Margiela’s intelligent and subversive design. From 3rd of June to 5th of September 2010.

Sei mesi dopo l’annuncio che “l’uomo invisibile della moda” avrebbe lasciato l’etichetta che porta il suo nome, viene inaugurata alla Somerset House, che ospita le sfilate della settimana della moda londinese, la mostra “Maison Martin Margiela 20: The Exhibition”.
La retrospettiva racconta 20 anni dello straordinario e innovativo lavoro del marchio e trae origine dal Museo della Moda di Antwerp. Il designer belga è stato unanimemente considerato il settimo membro degli Antwerp 6, un gruppo di stilisti d’avanguardia che include Ann Demulemeester, Dries Van Noten e Walter Van Beirendock i quali hanno letteralmente rovesciato i cliché del power dressing anni ’80 attraverso la decostruzione e tagli innovativi.

Il curatore Kaat Debo ha lavorato in tandem con Maison Martin Margiela per illustrare al pubblico i principi che stanno alla base della concettualità del brand, il cui ethos si è spesso scontrato con il mainstream.
Il colore che domina la mostra, distribuita su tre piani, è il bianco che viene ad indicare sempre più il passaggio del tempo e dell’autorialità. Come le grinze o i segni di sfregamento, tutto è visibile su una superficie bianca.
Per quanto Maison Martin Margiela abbia concepito i propri abiti come trasparenti, quello che non si vede sono le persone che ci stanno dietro. Proprio come il bianco riflette la luce, così anche le luci abbaglianti della stampa vengono respinte. Lo stilista è notoriamente enigmatico. Perfino i dipendenti degli spazi retail di Margiela, defilati rispetto alle strade più battute della moda, indossavano camici bianchi, come per rendere omaggio a quelli usati nelle sartorie d’alta moda.
Tutti i pezzi iconici sono presenti nelle cinquanta mini-installazioni, gli stivali tabi ricoperti di graffiti e gli occhiali da sole “da censura”, ma c’è anche una fantastica serie di nove busti che rappresentano l’evolversi della spalla nella casa di moda.
Nella stanza delle proiezioni, alcuni fedelissimi di Margiela hanno modellato il proprio personale guardaroba Margiela. Un cappotto di pelliccia per Bless, la serie “Flat” con le scollature fuori centro e un’invidiabile collezione di trench distrutti fungono tutti da esempi paradigmatici di un design intelligente e sovversivo.
 

Una mostra alla Somerset House racconta la storia di vent’anni di design intelligente e sovversivo della Maison Martin Margiela. Dal 3 giugno al 5 settembre 2010.

An exhibition at Somerset House tells the story of twenty years of Maison Martin Margiela’s intelligent and subversive design. From 3rd of June to 5th of September 2010.

Sei mesi dopo l’annuncio che “l’uomo invisibile della moda” avrebbe lasciato l’etichetta che porta il suo nome, viene inaugurata alla Somerset House, che ospita le sfilate della settimana della moda londinese, la mostra “Maison Martin Margiela 20: The Exhibition”.
La retrospettiva racconta 20 anni dello straordinario e innovativo lavoro del marchio e trae origine dal Museo della Moda di Antwerp. Il designer belga è stato unanimemente considerato il settimo membro degli Antwerp 6, un gruppo di stilisti d’avanguardia che include Ann Demulemeester, Dries Van Noten e Walter Van Beirendock i quali hanno letteralmente rovesciato i cliché del power dressing anni ’80 attraverso la decostruzione e tagli innovativi.

Il curatore Kaat Debo ha lavorato in tandem con Maison Martin Margiela per illustrare al pubblico i principi che stanno alla base della concettualità del brand, il cui ethos si è spesso scontrato con il mainstream.
Il colore che domina la mostra, distribuita su tre piani, è il bianco che viene ad indicare sempre più il passaggio del tempo e dell’autorialità. Come le grinze o i segni di sfregamento, tutto è visibile su una superficie bianca.
Per quanto Maison Martin Margiela abbia concepito i propri abiti come trasparenti, quello che non si vede sono le persone che ci stanno dietro. Proprio come il bianco riflette la luce, così anche le luci abbaglianti della stampa vengono respinte. Lo stilista è notoriamente enigmatico. Perfino i dipendenti degli spazi retail di Margiela, defilati rispetto alle strade più battute della moda, indossavano camici bianchi, come per rendere omaggio a quelli usati nelle sartorie d’alta moda.
Tutti i pezzi iconici sono presenti nelle cinquanta mini-installazioni, gli stivali tabi ricoperti di graffiti e gli occhiali da sole “da censura”, ma c’è anche una fantastica serie di nove busti che rappresentano l’evolversi della spalla nella casa di moda.
Nella stanza delle proiezioni, alcuni fedelissimi di Margiela hanno modellato il proprio personale guardaroba Margiela. Un cappotto di pelliccia per Bless, la serie “Flat” con le scollature fuori centro e un’invidiabile collezione di trench distrutti fungono tutti da esempi paradigmatici di un design intelligente e sovversivo.