Balenciaga haute couture autunno-inverno 2022-2023

Qual è il futuro della haute couture? Demna Gvasalia prova a immaginarlo per la collezione numero 51, la sua seconda prova, di Balenciaga che, come la precedente, va in scena all’interno dell’atelier al 10 di avenue George V, inaugurato nel 1937 e, recentemente, riportato a quell’ultimo giorno del 1968 che segnò il ritiro di Monsieur Cristóbal. Due piani sopra al primo couture store, appena aperto, dedicato ai clienti che desiderano acquistare un prodotto unico. L’obiettivo, quello di avvicinare le generazioni attuali a un universo tradizionalmente molto chiuso, si traduce nelle proposte che, analogamente, cercano una sintesi tra storia e contemporaneità, tra passato e presente. A iniziare dalle tute in neoprene made in Japan, che ricorda il gazar inventato dal couturier con l’azienda tessile Abraham nel 1958, da indossare sotto i cappotti, talvolta, in lana a pelo lungo che sembrano pellicce e le giacche dal taglio perfetto e da abbinare, indifferentemente da lei e da lui, alle calotte che nascono dalla collaborazione con Mercedes-AMG F1 Applied Science per omaggiare la sua passione per l’anonimato e le Speaker Bag da quella con Bang & Olufsen dalle quali emerge una voce che non è altro che il risultato di un algoritmo. Seguono gli abiti in tweed illuminato da ricami di cristalli, le camicie e le t-shirt in cotone immobilizzate da una sottilissima membrana di alluminio, in tessuto riciclato come i bomber di Helly Hansen modificati nelle proporzioni, i jeans costruiti su brandelli diversi o i giubbotti e i pantaloni di pelle con i tasconi che non sono altro che sequenze di cinture unite insieme. In chiusura, i completi gender fluid modellati sui fianchi grazie all’uso di un corsetto e le tuniche di taffeta di seta dall’effetto metallizzato con i colli svettanti o i fiocchi allungati per diventare strascichi che riprendono le forme architettoniche del fondatore. La maison che erroneamente (o superficialmente!) era diventata sinonimo di streetwear conferma il suo posizionamento al più alto livello creativo. Dove la tensione visionaria, carica di contrasti, non può che accompagnarsi alla libertà di reinventare il lessico dell’archivio per innovare, soprattutto, l’attitudine. Ma, ovviamente, non di snaturare l’immaginario.

Daniele S.

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