Rick Owens primavera-estate 2023

Inizio o fine? Rick Owens intitola la primavera-estate 2023 Edfu ripensando al tempio egizio dedicato al culto del dio-falco, Horus, che ha da poco visitato. “Le mie preoccupazioni personali e le sofferenze globali mi sono sembrate insignificanti di fronte a questa dimensione atemporale. I templi iniziati da una dinastia, ampliati da un’altra, completati da un’altra e ritrovati da un’altra ancora erano rassicuranti nella loro permanenza stoica”, scrive il designer americano per interpretare una collezione che sfila mentre tre palle infuocate vengono sollevate e rilasciate nella fontana del Palais de Tokyo. Se, da una parte, richiamano il disco solare alato, inciso sopra i varchi di accesso al sacrario, a raffigurare il trionfo del bene sul male, dall’altra, non possono non fare riferimento alla paura umana del pericolo permanente d’insensata distruzione, talmente incombente che diventa necessario esorcizzarlo. E lo fa attraverso una nuova prospettiva, più disciplinata, dove coesistono bomber in pelle sostenibile di Pirarucu, giacche dalle spalle scultoree eccessivamente strutturate e camicie in nylon unito al Dyneema, una delle fibre più resistenti del mondo, t-shirt e canotte destrutturate in chiffon di seta che si allungano e si attorcigliano sul corpo e jeans con i tasconi prodotti con Paradoxe, il marchio parigino che li smonta e rimonta artigianalmente a partire da quelli degli anni ’80-’90. Ma non è l’unica collaborazione se si pensa a quella con la storica azienda tessile Bonotto che per i tessuti usa i loro telai vintage degli anni ’50. Se non può mancare un riferimento più letterale (e funzionale!) al suo viaggio che si ritrova nelle tuniche in tulle con cappuccio, a prova di zanzara, altrettanto si può affermare per la reinterpretazione stagionale degl’iconici stivali con platform e tacco squadrato in perspex accanto a sneakers senza lacci. Tutto sembra essere perfettamente ciclico. Ma se l’apocalisse si stesse avvicinando?

Daniele S.

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