Dolce & Gabbana primavera-estate 2023

Archivio o memoria? Sicuramente, la rilettura del primo contribuisce all’affermazione della seconda. Domenico Dolce e Stefano Gabbana, allora, per la primavera-estate 2023 di Dolce & Gabbana decidono di riprendere i pezzi più iconici delle loro collezioni dal 1990, anno di debutto del menswear, al 2006 e immaginano la Re-Edition evidenziata da patch che indicano la stagione di appartenenza: 30 anni di moda, allora, in passerella al Metropol, lo spazio di viale Piave, dimostrano l’attualità di molte proposte che le nuove generazioni continuano a ricercare su molti siti di resale. Spesso, invano! L’immagine del metrosexual di quegli anni ha, decisamente, fatto storia sdoganando per lui completi in maglia lavorata a crochet, giacche over ricamatissime, felpe con immagini sacre, camicie in pizzo, polo in rete, canotte con la scritta “Sicilia”, t-shirt distrutte con cartoline di Portofino, jeans a brandelli o che assemblano, in modo apparentemente disordinato, frammenti diversi, pantaloni stretch (da notare che i primi risalgono addirittura al 1991), tute in pelle, accappatoi animalier, intimo logato e non (come il primo del 1990), guanti carichi di cristalli, croci e rosari. Una rilettura allegra di una moda che, nonostante tutto, risulta essere ancora rilevante e riconoscibile perché fa riferimento a quando le tendenze classificavano i momenti e, per questo, erano destinate a durare maggiormente. Se, dopo qualche decennio, possiedono ancora l’energia che, attraverso la sperimentazione creativa, animava le passerelle di un tempo, forse, è giunta l’ora di porsi qualche interrogativo. Spunti di riflessione che possono consentire di (ri)analizzare e di (ri)scoprire i punti di forza di un fashion system che, adesso, in numerose occasioni, purtroppo, vacilla.

Daniele S.

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