Marni autunno-inverno 2022-2023

“Cosa può proteggerci meglio di ciò che è più fragile?”, si legge nelle note per l’autunno-inverno 2022-2023 di Marni. Un interrogativo incredibilmente attuale, forse, più di quanto fosse possibile immaginare, osservando gli ultimi drammatici eventi. E le motivazioni sono molteplici. Francesco Risso, ancora una volta, interpreta in modo eccellente il cambiamento, fondamentale per la sopravvivenza della moda, tornando a riflettere su come adattare il fashion show alla contemporaneità. Sperimenta coraggiosamente, dunque, all’interno degli spazi industriali dell’ex Manifattura Tabacchi un format esperenziale in grado di rappresentare l’incertezza del presente. Si continua a cercare, nell’oscurità, il percorso migliore per proiettare il mondo nel futuro, ma, tuttavia, non è chiaro quale possa essere. Per ora, rimane la memoria di un passato, spesso incompreso, dal quale (ri)partire. Frammenti (o lacerazioni!) da rammendare come le proposte che vagano su una passerella, apparentemente improvvisata, dove si susseguono, in mezzo a una vegetazione spontanea, cappotti sdruciti in lana a cui mancano le maniche, le stesse che sui maglioni sfrangiati o attorcigliati assumono lunghezze spropositate impedendo alle mani di fuoruscire, montoni vissuti, completi costruiti su patchwork di tessuti assemblati anarchicamente, camicie tagliate e ricucite, pantaloni in velluto distrutti, jeans usurati e abiti in pizzo o damasco a brandelli o stinti. Tra gli accessori, stivali e borse di gomma pieni di aculei e balaklava raffazzonati che si alternano a coroncine di fil di ferro, chiavi, spille e perle. Tutto sembra incompleto, come la percezione. L’identità, al contrario, rimane forte. “Dove andiamo, da qui? Dove siamo diretti, oltre ciò che ci lega gli uni agli altri?”. Verso la riscoperta di una coscienza collettiva? O sarà giunto il momento di capire lucidamente (o poeticamente!) che, forse, l’unica via di fuga è rappresentata dalla necessità di (ri)considerare il valore della quotidianità? La speranza dev’esserci sempre, anche quella di (ri)costruire insieme l’emozione della bellezza. La vera luce!

Daniele S.

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