Christian Dior haute couture primavera-estate 2022

Qual è il valore aggiunto della moda? L’artigianato, da preservare, senza il quale non potrebbe esistere alcun processo creativo. L’obiettivo di Maria Grazia Chiuri per la haute couture della primavera-estate 2022 di Christian Dior è quello di evidenziarlo attraverso una collezione apparentemente semplice, ma che, in realtà, si fonda, per contrasto, sulla gestione della complessità. Già la passerella, all’interno della solita struttura nel giardino del Musée Rodin, ne è una rappresentazione con una serie di arazzi ricamati degli artisti indiani Madhvi e Manu Parekh e realizzati dalla Chanakya School of Craft, la scuola di Mumbai con cui la stilista collabora da tempo (lo spazio rimane aperto al pubblico fino al 30 gennaio). Accantonando, allora, tutti gli effetti che potrebbero contribuire alla distrazione, sfilano cappe geometriche, cappotti lunghissimi e giacche Bar in cashmere double (difficili da realizzare perché, nonostante siano impalpabili, mantengono perfettamente la forma), camicie trasparenti in organza di seta, abiti in maglia, in jacquard lamé a losanghe o in tulle plissé, tuniche e body che si caricano di perle e cristalli. Come le calze per le quali sono state necessarie numerose prove per ottenere, dopo grande sperimentazione, il risultato desiderato e le scarpe. Confronto e condivisione devono essere, quindi, alla base del trasferimento di quel savoir faire fondamentale per sopravvivenza di un mondo che si occupa di concretizzare i sogni. L’essenza più preziosa di un atelier. Al momento, comunque, per glorificare le lavorazioni o, magari, perché l’emergenza sanitaria non è ancora completamente superata la tendenza che sembra emergere è rivolta verso il rigore della sobrietà. Un bisogno che riflette la mancanza di sicurezze che continua a riverberarsi sulla società. Con tutte le sue conseguenze. Che fare, allora? Moderare e rallentare. Del resto, cosa c’è di più lussuoso del tempo? Arrivare a riscoprire che il patrimonio umano è l’unica vera risorsa costituirebbe già un ottimo traguardo. O, almeno, una doverosa riflessione.

Daniele S.

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