Chanel primavera-estate 2022

“La moda è fatta per diventare fuori moda”, diceva Coco Chanel. Ma, probabilmente, anche per tornare di moda. Sembrerebbe da Chanel dove Virginie Viard per la primavera-estate 2022 rispolvera nostalgicamente (e un po’ troppo didascalicamente!) le atmosfere delle sfilate di Karl Lagerfeld tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 (gli anni di formazione dell’attuale direttore creativo presso la maison di rue Cambon) nelle sale del Carousel du Louvre. Ed essendo il Grand Palais in ristrutturazione, le evoca all’interno del Grand Palais Éphémère, la struttura temporanea nel Champ de Mars, con una passerella sollevata, accerchiata da fotografi e dominata, sul fondo, da uno scatto di Inez van Lamsweerde & Vinoodh Madin che ritrae il dualismo modella-fotografo e la sua gestualità. O già attraverso un video, sempre realizzato da loro, che accoglie il pubblico all’entrata. Nessun riferimento, questa volta, alla vita della fondatrice sebbene tutti i suoi codici, al contrario, siano ben in evidenza. Iniziando dal tailleur riempito di paillette o reinterpretato con effetti crochet, lavorati da Bacus, con la giacca posteriormente allungata e anteriormente riempita di tasche e la gonna che si apre su spacchi fermati da bottoni o da zip da indossare su crop top coordinati o bluse marinière con le maniche che diventano cascate di perle. Proseguendo con bikini che richiamano quelli lanciati nella primavera-estate 1993 velati da pantaloni di rete stretti in vita da fasce chiuse da camelie. E terminando con gli overall in jeans, altra ossessione del couturier tedesco di cui, però, viene a mancare la multigenerazionalità del guardaroba, stampati di farfalle psichedeliche. La simbologia iconica è immancabile sui vendibilissimi accessori come il bicolore dei sandali dal tacco squadrato, il matelassé che ricopre le borse in tutte le forme, anche quelle a cuore, o la doppia C, le catene, il flacone del N°5 e le croci in tutte le grandezze, riempite di cristalli, da portare al collo, sui polsi o in vita come cintura. Si riuscirà, però, a riscoprire davvero la joie de vivre di quell’epoca? Se l’obiettivo, probabilmente, è quello dopo un anno e mezzo di emergenza sanitaria non è assicurato, comunque, il suo raggiungimento.

Daniele S.

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