Marine Serre primavera-estate 2022

Futurewear? Marine Serre ha sempre provato a immaginare un futuro, utopico o distopico che sia, a partire dall’abbigliamento che rappresenta un importante indicatore della società. Presentata ancora digitalmente (la sfilata rimane, comunque, un momento troppo fuggevole!) attraverso il cortometraggio Ostal 24, realizzato con Sacha Barbin e Ryan Doubagio, sebbene i capi siano stati svelati fisicamente all’interno del Musée Carnevalet, la primavera-estate 2022, intitolata “Fichu pour Fichu”, fa un ulteriore passo in avanti nel segno della sostenibilità poiché i materiali della collezione co-ed sono per il 45% rigenerati (uno ricavato, addirittura, dal pop corn) e per il 45% riciclati. Un traguardo che contribuisce a evidenziare l’urgenza di una riflessione da parte degli stilisti, soprattutto, dopo la terribile esperienza di un anno e mezzo di emergenza sanitaria. Le immagini rappresentano scene di vita quotidiana ambientate in un’atmosfera bucolica che sembra fuori dal tempo che si accompagnano alla convinzione che altrettanto dovrebbero essere le proposte. Dopo tutto, devono essere concretamente indossate. La moda, dunque, non può essere disgiunta dalla vita, fatta di attività domestiche, più o meno normali, che non possono non ispirare e fare da cornice ai giubbotti e pantaloni in patchwork grafici di pelle o di jeans vintage, alle tuniche costruite drappeggiando foulard di seta, vecchie tovaglie e asciugamani o frammenti di pizzo (memorabile sono i rivestimenti coordinati degl’interni dell’automobile. Chi non ne vorrebbe una?), ai cappotti e ai completi in moiré, come le mini borse, pieni di tasche zippate. Onnipresente stampato o laserato, il motivo delle mezze lune, logo dell’etichetta che diventa un monogram sui body in jersey o sugli stivaletti a punta. Significativi anche i gioielli realizzati con l’argenteria di casa. Sul finale, un rito che, apparentemente, segna la rinascita dell’individuo o la sua ricollocazione sul pianeta. Se la prova della designer francese, pioniera di una visione eco-futurista, risulta meno dirompente del solito, il suo pragmatismo, unico nel panorama del fashion system mondiale, rimane invariato continuando a suggerire nuove strategie di consumo. Accompagnate, magari, a un auspicabile (ri)avvicinamento alla natura.

Daniele S.

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