Christian Dior primavera-estate 2022

La moda è un gioco? Si spera che torni a esserlo, dopo un anno e mezzo di emergenza sanitaria, per ricominciare a (tra)vestirsi e a vivere riflettendo, però, contemporaneamente, sui cambiamenti in corso nella società attuale. Maria Grazia Chiuri ne immagina uno per la sfilata della primavera-estate 2022 di Christian Dior, svelata fisicamente nella struttura creata al Jardin des Tuileries. Al suo interno, è stata allestita una passerella circolare multicolor realizzata dall’artista Anna Paparatti a fare da sfondo alla performance che merita, decisamente, un approfondimento: “Il gioco del nonsense”, “Le jeu qui n’existe pas”, “Il grande gioco”, “Stop”, “Chi arriva qui ricomincia da capo se può” sono rielaborazioni delle sue opere, ma rappresentano davvero uno spunto di riflessione (per esempio, non si può immaginare il dopo senza metabolizzare il prima) che va oltre le proposte. Le quali, d’altra parte, prendono ispirazione (talvolta, fin troppo letterale) dal lavoro di Marc Bohan, direttore creativo della maison di avenue Montaigne dal 1960 al 1989. In particolare, lo Slim Look del 1961 che, al tempo, venne considerato rivoluzionario al pari del New Look del 1947 di Monsieur Christian. Peraltro, erano gli anni della nascita del prêt-à-porter, una svolta significativa nella storia del costume. In scena, allora, secondo il ritmo preciso del “Pop Oca” si alternano atmosfere anni ’60 di serate al Piper di Roma con cappotti, tailleur e abiti essenziali, anche in jeans, dapprima, monocromatici e, successivamente, stampati con righe e sovrapposti tigri e leoni, abbinati a Mary Jane in vernice, accenti sportivi con piumini impunturati con l’iconico motivo cannage, con bomber, top e bermuda da boxeur Dior Vibe indossati con anfibi con plateau carro armato e per finire con abiti in tulle monocromatico con fiocchi o in paillette con motivi animalier. Tra le borse, da segnalare, invece, i mini bauletti da bowling che si aggiungono alle prevedibili 30 Montaigne, Lady Dior e Dior Bobby. Una collezione che parte dalle consuete ricerche d’archivio, ma che, tuttavia, evita tentazioni nostalgiche che impedirebbero di confrontarsi con le donne in un mondo da ricostruire. Il quale ha bisogno di (ri)scoprire i valori autentici e rifuggire dalle spinte conservatrici.

Daniele S.

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