Marni primavera-estate 2022

Come sarà il futuro? Uno degli obiettivi della moda, purtroppo, da tempo, scarsamente perseguito è proprio quello d’immaginarlo. Un anno e mezzo d’emergenza sanitaria ha scardinato ogni certezza, ma è giunto il momento di ritornare a stimolare la fantasia per trovare soluzioni creative inedite. E, perché no, innovative. Ne fornisce una Francesco Risso con la primavera-estate 2022 di Marni, che riflette, come aveva già fatto in passato, su come possa essere modificato il fashion show per adattarlo alla contemporaneità. E sceglie, nuovamente, l’Officina Ventura 14 dove il suo esperimento sociale collettivo ha avuto inizio con l’autunno-inverno 2020-2021. Intitolato, questa volta, “Wear we are”, rappresenta un altro Marnifesto, dopo quello per la presentazione digitale della primavera-estate 2021 girato a Milano, Parigi, Londra, New York, Los Angeles, Detroit, Philadelphia, Asheville. Dakar, Shanghai e Tokyo seguito da Breakfast, Lunch e Dinner dell’autunno-inverno 2021-2022 con i quali, attraverso Zoom, si è potuti accedere all’interno del suo appartamento milanese. Un percorso progressivo che, potendo ritrovarsi fisicamente, si traduce in un’occasione di ricongiungimento di quella community che compone la Marni Family tutta vestita con pezzi unici dipinti a mano e riconoscibili attraverso un patch “Marniphernalia: Miscellaneous Handpainted Treasures”. Un fashion happening, format che dovrebbe essere maggiormente valorizzato (soprattutto, sulle note di “Guide You Home” di Dev Hynes cantate da Szela!), ha luogo su una passerella di legno a spirale come inno alla libertà e celebrazione dell’imprevisto che si ritrovano su completi e cardigan oversize, stole e abiti in maglia, giacche in pelle ricondizionata e caftani in nylon riciclato, top e bustier stampati con righe e ricamati con margherite, rispettivamente, le prime associate alla necessità di tracciare una direzione e le seconde di una resilienza, qualità alla base di una trasformazione che si sta potenzialmente prefigurando. In cui sopravviverà l’attitudine allo sport, ma non allo sportswear, inteso nel suo spirito di squadra “con un solo allenatore: il battito del cuore”, annota il designer, che cancella spontaneamente la separazione tra attore e spettatore. Tutto diventa ciclico come dovrebbero esserlo le proposte che dovrebbero favorire l’individualità di chi le indossa. Sarà questo uno dei traguardi veramente da raggiungere? La possibilità che si prospetta, in questo momento storico, al fashion system è unica. Si disporrà, adesso, di abbastanza capacità d’interpretarlo?

Daniele S.

Back to top