Fendi primavera-estate 2022

Ma di cosa hanno veramente bisogno le donne? Probabilmente, di un guardaroba multigenerazionale che consenta a ciascuna di (ritornare a) esprimere la propria individualità. E, magari, anche la propria forza. Trascorso, ormai, un anno dalla nomina a direttore creativo del womenswear, Kim Jones, a causa dell’emergenza sanitaria, debutta, adesso, con la primavera-estate 2022 di Fendi fisicamente in passerella dove, all’interno dello showroom di via Solari, ricrea, sebbene specchiati, gli archi che ricordano il Palazzo della Civiltà Italiana di Roma, headquarter della maison di LVMH. Non è, peraltro, l’unico elemento identitario presente nella collezione: il designer britannico, infatti, recupera dall’archivio un logo disegnato da Antonio López insieme a Karl Lagerfeld, suo amico, negli anni ’70 quando imperava una femminilità edonista. Si alternano, dunque, giubbini di marabù, shearling con shorts coordinati, tailleur dai tagli squadrati in cui giacche strette in vita da cinture sono accompagnate da pantaloni ampi, caftani di seta, talvolta, dall’aspetto metallizzato, tuniche di frange, abiti in pizzo che scoprono la lingerie. I disegni più figurativi dell’illustratore scomparso nel 1987, tratti da The Estate and Archive of Antonio Lopez & Juan Ramos, colorano i capi, ma diventano, inoltre, intarsi sulla pelle dei cuissard patchwork che prendono il posto dei sandali bordati di pelliccia o le Peekaboo e le Baguette di Silvia Venturini Fendi, alla guida degli accessori: accanto alle pennellate astratte convivono arcobaleni grafici fino ad arrivare a un profilo riconoscibile (approssimativamente!) di Jane Forth ripetuto, quasi ossessivamente, sui jacquard scintillanti degli spolverini. Ancora una volta, non mancano i gioielli di Delfina Delettrez, in questo caso, prevalentemente in plexiglass che ricordano i petali di giglio, un altro riferimento estetico all’artista. Si respira, dopo tanto tempo, una voglia nuova di vestirsi e uscire nonostante con un certo pragmatismo, lo stesso che consentirà alle proposte di avere un sicuro riscontro sul mercato che, al momento, non legittima l’abbandono a scelte ai limiti della portabilità. Se, però, da una parte, rimangono indiscutibili la qualità delle lavorazioni, dall’altra, ci si può aspettare una proposta creativa decisamente più vibrante in originalità e ironia, cifre stilistiche della griffe capitolina, soprattutto, se deve rappresentare la celebrazione del cambiamento.

Daniele S.

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