Chanel haute couture autunno-inverno 2021-2022

“Si vive una volta sola, cerca almeno di divertirti”, amava dire Coco Chanel. Non è chiaro se si riferisse ai balli degli anni ’20 che seguirono con sollievo la Prima Guerra Mondiale o a quelli degli anni ’30 che anticiparono con angoscia la Seconda. E Virginie Viard, sicuramente, avrà avuto in mente le sue foto di quegli anni, compresa l’immagine scattata nel 1937 da François Kollar in cui, lei stessa, nel suo appartamento al Ritz divenne testimonial del celeberrimo profumo N°5 che celebra il proprio 100° anniversario. Per la haute couture dell’autunno-inverno 2021-2022, andata in scena al Palais Galliera, musée de la Mode de la Ville de Paris, dove è ancora in corso la retrospettiva “Gabrielle Chanel. Manifeste de mode”, visitabile fino al 18 luglio, la stilista sembra dialogare, infatti, con la fondatrice della maison di rue Cambon, a 50 anni dalla sua morte, di cui continua a tradurre fedelmente (e un po’ archivisticamente!) tutti i codici senza tempo. Come il tweed di cappotti e tailleur di cui aggiorna architettonicamente solo le proporzioni, questa volta, ricamati con paillette da Lesage, Cécile Henri, Atelier Emmanuelle Vernoux e Atelier Montex che richiamano i colori delle opere di Marie Laurencin: all’artista, tra l’altro, mentre stava lavorando alle scenografie del balletto di Sergej Diaghilev “Les Biches” nell’autunno del 1923 venne commissionato il ritratto di una giovane Mademoiselle che disegnava i costumi di “Le Train Bleu” sempre per la stessa compagnia dei Balletti Russi. Non apprezzò, però, il risultato, si rifiutò di pagarlo e non ci fu un secondo tentativo. In abbinamento, corpetti di pizzo, gonne costruite su brandelli di tulle o arricchite di fiori 3D dei giardini inglesi e piume da Lemarié impreziosite di perle, pantaloni di chiffon come gli abiti sottoveste bordati di microruche, décolleté bicolori realizzate da Maison Massaro con inserti nei colori della collezione ridotta rispetto al solito e cappelli essenziali dai quali sbocciano iconiche camelie di Maison Michel. In vita, infine, ma anche in testa, nastri di raso annodati con grandi fiocchi dal tocco impressionista che sembrano usciti dalle tele di Berthe Morisot, cognata di Édouard Manet. Nuove muse di un sogno leggendario che non manca di collegare passato e futuro. Un nuovo capitolo che, con il ritorno ai fashion show fisici, diventa ottimisticamente realtà.

Daniele S.

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