Jil Sander primavera-estate 2022

La moda ha ancora bisogno di uniformi? Dopo mesi di emergenza sanitaria, forse, il recupero dell’individualità sarebbe auspicabile. Sembra questo il suggerimento di Lucie e Luke Meier che presentano, anche questa volta digitalmente, l’uomo per la primavera-estate 2022 di Jil Sander. Il video è apparentemente ambientato in un anonimo albergo, non è chiaro se a Milano o a Parigi, nel quale vengono raccolti frammenti di esistenze che s’intrecciano tra loro. L’atmosfera è vagamente claustrofobica come se si fosse in attesa di un momento di liberazione. O, semplicemente, di cambiamento. Osservando più da vicino i frenetici fotogrammi, intanto, s’intravedono cappotti in lana giapponese con inserti in pelle, materiale che rimanda alle camicie e le cravatte coordinate sottostanti, cardigan in mohair, maglioni smanicati colorati quasi fossero installazioni di Dan Flavin (lo stilista rivela che richiamano la casa-studio dell’artista Donald Judd, al 101 di Spring street a New York), overall dall’animo utility in denim e pantaloni dai volumi ampi accessoriati da pratici tasconi. A completare l’insieme, come accenti a contrasto, cappellini animalier, foulard da annodare al collo dall’aspetto soffice, catene e combat boots. Il consueto algido monocromatismo, d’altra parte, è interrotto da intarsi su cui sono state riprodotte inserzioni pubblicitarie di qualche vecchio negozio americano con le parole “Venture”, “Paradise” e “Fun” in evidenza. Probabilmente, sono slegate tra loro e non hanno alcun messaggio da comunicare. Secondo una visione pop, magari, sono state decontestualizzate, riprese perché affascinanti e, al più, utilizzate ironicamente. O criticamente. Ma nei confronti di cosa? La massificazione estetica contemporanea dalla quale, indubbiamente, i marchi di Otb-Only the Brave rimangono accuratamente lontani? Se, come pare, nascono impersonalmente dalla società di cui fanno parte, al momento, potrebbero essere solo un invito a tornare a osservare da vicino il mondo. Perché, dopo tutto, non c’è niente di meglio da augurarsi di tornare a uscire per le strade. E a vivere.

Daniele S.

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