Ferrari

Qual è il rapporto tra moda e icona? Un interrogativo solo apparentemente banale a cui, d’altra parte, per rispondere compiutamente sarebbe necessario un divagante approfondimento culturale. Un’interpretazione, però, tenta di darla Rocco Iannone al debutto con la prima collezione di prêt-à-porter per Ferrari che ha sfilato lungo la linea di assemblaggio del motore V12 sulle nuove 812 GTS all’interno degli stabilimenti di Maranello. Dalla Formula 1 al lifestyle attraverso un linguaggio comune, quello del design, che concretizza, come nessun altro, la fluidità esperenziale (da segnalare la riapertura del Ristorante Cavallino, amatissimo da Enzo Ferrari, a cura dello chef Massimo Bottura). Legittimazione avvalorata anche dal fatto che le proposte sono genderless (l’80% risultano unisex) e seasonless (si articolano in 6 drop in uscita ogni 2 mesi fino a giugno del prossimo anno) come a voler evidenziare che l’immaginario collettivo del marchio è fondato su un sistema di valori che dalle auto, adesso, viene trasferito sui capi posizionati nel segmento del lusso accessibile, con taglie dalla XXXS alla XXXL e prezzi oscillanti tra i 120 e i 3000 euro. Essendo sprovvista di un passato sul campo (ma quante maison storiche, ormai, fanno riferimento al proprio archivio?), la divisione stile ha utilizzato tutti gli elementi iconografici per costruire un guardaroba contemporaneo dove performance, velocità, estetica, innovazione, eccellenza e artigianalità costituiscono ulteriori parametri aggreganti. Sui 130 metri della passerella, allora, si susseguono parka in materiali ricavati da bottiglie di plastica usate, trench in pelle, pigiami jacquard, pantaloni e bermuda con tasconi ergonomici segnati da profili rifrangenti, gonne asimmetriche e calzini alla caviglia o al ginocchio. Onnipresente il logo il cui lettering da bidimensionale con le stampe pop diventa tridimensionale con le tecniche dévoré. Alla ricerca della filiera italiana nella produzione di tessuti multifunzionali super sostenibili si affianca il contributo specializzato di partner come Puma e Ray-Ban nella realizzazione, rispettivamente, di sneakers e occhiali. Estensioni che faranno guadagnare visibilità, soprattutto, presso le giovani generazioni? O si rischia la massificazione commerciale? Più probabile che si possa sviluppare un ampliamento del target attraverso meccanismi aspirazionali (sempre se i mercati risultano sovrapponibili!) esercitati su consumatori rassicurati (in un’epoca incerta come questa non è poco!) da modelli riconosciuti. Del resto, non tutti potranno permettersi il nuovo SUV che sarà lanciato quest’anno o il primo veicolo completamente elettrico previsto per il 2025. Nuovi traguardi attendono, dunque, Exor che controlla la società automobilistica del cavallino rampante. Come quello di un potenziale deal con Giorgio Armani che comporterebbe il trasferimento del 15-20% di Ferrari allo stilista diventando il secondo maggior azionista. Sarà vero?

Daniele S.

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