Chanel resort 2022

“Noi non abbiamo bisogno di geni, ma di mestiere e di un poco di gusto”, affermava Mademoiselle Chanel che, d’altra parte, di personalità destinate a segnare indelebilmente il secolo scorso ne ha conosciute molte. Una di queste è Jean Cocteau, a cui era legata da una profonda amicizia, come viene ricordato da Virginie Viard. Per la croisière 2021/22 di Chanel sceglie le Carrières de Lumières, le cave della Val d’Enfer, vicino al villaggio di Les Baux-de-Provence, destinate all’estrazione della bauxite fino alla chiusura nel 1935 e, attualmente, sede di spettacoli multimediali dalla recente riapertura, di cui ritrova vecchie foto tra gli effetti personali della stilista nell’appartamento al 31 di rue Cambon, da poco restaurato. Ancor prima di ospitare esperienze immersive basate sulle combinazioni di luci e suoni, infatti, fu proprio l’artista che nel 1960 lo scoprì, utilizzandolo per alcune scene de Le Testament d’Orphée. Coco e Cocteau: identità complementari che s’intrecciano nella congiunzione di due spiriti liberi e ispirano il direttore creativo della maison della doppia C. In passerella, nella cornice delle monumentali pareti di 14 metri di altezza, dall’aspetto sepolcrale, sfilano tailleur di tweed eco, realizzati da Lesage con Act3, Denis & Fils e Vimar, sfrangiati che richiamano un disegno di Jean Cocteau del 1920 o illuminati di occhi perché “solo l’invisibile può essere realmente visibile”, top fascianti che ricordano le creazioni di Gabrielle Chanel del 1937 per Jean Marais interprete nell’Oedipus Rex del suo amante, mantelle e cardigan dalle lavorazioni a crochet che delineano, accanto all’iconica camelia, colombe e leoni, presenti anche sul denim, quasi emergessero dai bestiari per i quali entrambi condividevano la passione o dai paraventi di Coromandel che lei tanto amava, gonne con lo spacco profondo stampate di stelle che lui usava per firmare le sue lettere. I fiori provenzali essiccati trovati in mezzo a esse si trasformano, invece, in delicati ricami su pantaloni sarouel di cotone a vita alta mentre, il vocabolario simbolistico della griffe diventa un graffito sugli ampi caftani. Una collezione precisa, poetica, ma anche punk, soprattutto, negli accessori che includono le catene delle borse che diventano bretelle, micropochette matelassé che prendono la forma di giarrettiere, calze a rete, Mary Jane bicolori a punta e chocker logati. Immancabili, ormai, le croci bizantine su collane e bracciali. Coerenza ed evoluzione in attesa di un probabile ritorno al fashion show fisico in programma il prossimo luglio al Palais Galliera che ha dedicato una retrospettiva alla fondatrice, in cartellone fino al 18 luglio, momentaneamente, non visitabile a causa dell’emergenza sanitaria.

Daniele S.

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