Saint Laurent autunno-inverno 2021-2022

Quali sono i limiti della moda? Quelli, per intendersi, che ne determinano la sopravvivenza. Sembrerebbe chiederselo anche Anthony Vaccarello che, per presentare l’autunno-inverno 2021-2022 di Saint Laurent, sceglie di girare un video “Where the silver wind blows” sullo sfondo dei paesaggi incontaminati (o post apocalittici, almeno, all’apparenza) dell’estremo Nord. Niente di più lontano dalle proposte che si susseguono su questa passerella improvvisata: giacche in tweed, broccato o paillette dalle spalle segnate e con le maniche bordate in pelliccia sintetica abbinate a cardigan e gilet in maglia, dolcevita in lurex, bluse in seta chiuse da fiocchi, lingerie gioiello, body in jersey lamé, jeans, ciclisti in velluto, shorts e minigonne zippate in pelle. Gli accessori, allo stesso modo, non fanno eccezione tra décolleté in vernice dalle punte metallizzate, cuissard in latex altissimi, collane e orecchini che somigliano a cascate di cristalli, borse matelassé logate YSL e cinture a catena dorata fermata da croci smaltate che ricordano abbastanza manifestamente quelle di Gripoix per Chanel. Peraltro, il vocabolario estetico della maison di rue Cambon è come se percorresse sottotraccia tutta la collezione, soprattutto, se si pensa all’autunno-inverno 1994-1995 e 1996-1997 disegnati da Karl Lagerfeld. Fortunatamente, si ritrovano la borghesizzazione della couture di monsieur Yves mixata ai tagli affilati che sono diventati la cifra dello stilista. Una prova di coraggio o di resistenza? “L’irrefrenabile leggerezza della collezione deride le sue ambizioni serie, ribaltando i preconcetti”, spiegano le note. La natura, d’altra parte, che l’emergenza sanitaria ha dimostrato che non è possibile sfidare, diventa, con la sua forza, lo scenario ottimale per una celebrazione della femminilità. E dal desiderio di libertà dalle attuali restrizioni può emergere, a contrasto, l’affermazione di un glamour estremo che cede soltanto al compromesso di accostare perfezione e imperfezione. Attitudine estremamente francese. Con il suggerimento, ancora una volta, d’immaginare il futuro rileggendo necessariamente il passato, senza essere didascalici. Magari, con un po’ di fantasia, invece di limitarsi ad aggiornarlo, forse, è giunto il momento d’iniziare a ripensarlo.

Daniele S.

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