Celine autunno-inverno 2021-2022

Quanto è effimera la moda? Probabilmente, un po’ come la gioventù interrotta, l’ossessione che Hedi Slimane propone nuovamente con l’autunno-inverno 2021-2022 di Celine citando, addirittura, L’Ennemi di Charles Baudelaire: “Ma jeunesse ne fut qu’un ténébreux orage, traversé çà et là par de brillants soleils”. Dopo Chambord per il menswear, sceglie Vaux-le-Vicomte, il castello barocco voluto da Nicolas Fouquet a 55 chilometri a sud-est di Parigi, per ambientare il womenswear, la sfilata 10 svelata digitalmente attraverso un video girato lo scorso marzo. La chiama Parade, quella di un ideale deluso che s’ispira ad Arthur Rimbaud: “J’ai seul la clef de cette parade sauvage”. Ma anche al simbolismo poetico di Mon Rêve Familier di Paul Verlaine: “Son regard est pareil au regard des statues”. Le inquadrature, infatti, sembrano far dialogare le sculture, le fontane e i canali in pietra dei giardini progettati da André Le Nôtre sui quali saranno apertamente modellati quelli di Versailles, emblema di jardin à la française, con l’estetica altrettanto iconicamente parigina del prêt-à-porter della griffe fondata nel 1945 da Céline Vipiana e da suo marito Richard, dapprima, come laboratorio di calzature su misura per bambini e, in seguito, di scarpe da donna e accessori. Secondo una successione frenetica viene presentata la stratificazione vestimentaria, apparentemente casuale e contemporaneamente sofisticata, che alterna cappotti e giacche boxy in tweed con le toppe scamosciate sui gomiti, shearling rovesciati, trench ampi, bomber matelassé o camouflage, completi sartoriali che sembrano uniformi militari, maxi cardigan, felpe con il cappuccio, camicie con grandi fiocchi, crop top asimmetrici, jeans strappati, pantaloni aderenti in pelle o ampi in paillette pieni di coulisse, gonne plissé in lamé, abiti svolazzanti a fiori e crinoline di cristalli. A contrasto, stivali da equitazione con la punta d’acciaio, sneakers con lo strap e gli ormai immancabili snapback in tartan logati con il Triomphe, lo storico simbolo creato per la prima volta nel 1973 dalla fondatrice per richiamare l’Arc de Triomphe della capitale francese, onnipresente nelle chiusure metalliche delle borse. Una collezione concreta e riconoscibile, radicata e aggiornata, con una narrazione fortemente legata al presente. E il futuro? Per prevederlo sarebbe necessario davvero lanciare i tre dadi dorati dell’invito. Sperando che sia costellato di fuochi d’artificio come quelli che esplodono in lontananza nell’elegiaco finale. Un auspicio di luce in un mondo di ombre.

Daniele S.

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