Raf Simons autunno-inverno 2021-2022

Esiste qualcosa di meglio di una collezione che rappresenta lo stilista che la disegna? Sembrerebbe un interrogativo scontato, ma in un panorama in cui l’estetica delle maison storiche è affidata alla creatività di designer che cercano di modellare un’intoccabile tradizione su un’individuale visione, sono, bizzarramente, eccezioni numericamente limitate. Raf Simons per l’autunno-inverno 2021-2022, la sua seconda prova co-ed, torna alle sue passioni. E si sprecano i riferimenti al suo passato che viene astratto, frammentato e rimescolato negli spazi del Barenzaal, un edificio industriale nella zona C-Mine di Genk dedicato agli eventi fieristici. In una sequenza quasi robotica si alternano piumini matelassé sovrastati da gilet, completi sartoriali, maglioni in cashmere a trecce segnati di fantasie intarsiate o che sembrano reti pronte a sfilacciarsi, tuniche a pois e pantaloni morbidi, tutti pieni di patch orgogliosamente identitari, R. Simons carefully crafted in Antwerp, Belgium o di spille sinteticamente riconoscibili costituite da una R. L’elemento comune a tutte le proposte sono le maxi grandezze: l’oversize, infatti, diventa il linguaggio che consente di superare il confine maschile e femminile. Allo stesso tempo, probabilmente, considerando l’emergenza sanitaria in corso, si traduce nel desiderio prepotentemente attuale d’incapsulare i corpi all’interno di forme che possano delimitare un mondo sterile lontano dalle contaminazioni esterne. Anche dalla morte con la quale, durante l’ultimo anno, ci si è dovuti confrontare troppo spesso, che viene accennata nei gioielli metallici, bracciali a forma di mani ossute di uno scheletro che fermano le maniche delle camicie con il consueto logo RS od orecchini che sembrano casse toraciche e cuori aperti. Couture e street, punk e utility si ritrovano negli accessori, runner boots, guanti in lana che si arrampicano al gomito e cuffie protettive. “Ataraxia”, “Equanimity”, “Dichotomy”, “Synchronicity”, “Allegiance” e “Devotion”, ricamate sui capi, sono sei parole chiave che dovrebbero definire non solo degli stati d’animo, ma la nuova dimensione della moda, sconvolta da un presente pandemico, alla ricerca di un futuro. Insieme all’idea che essere se stessi, soprattutto nella costruzione di un marchio, possa diventare una prerogativa e, magari, una sfida irrinunciabili.

Daniele S.

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