Comme des Garçons autunno-inverno 2021-2022

Il futuro rappresenterà un’evoluzione del passato? O si manifesterà come una reazione? “In mezzo a un incessante straripamento di varie cose, a un diluvio di colori, a un’alluvione di suoni e a un’inondazione di informazioni… Ho avuto bisogno di prendere un respiro nella serenità monocromatica”, scrive Rei Kawakubo per decodificare l’autunno-inverno 2021-2022 di Comme des Garçons, intitolato “Landscape of shadows”, in passerella negli spazi dell’headquarter di Aoyama a Tokyo. Un ritorno alle radici anticonformistiche e rivoluzionarie, quelle del suo debutto a Parigi nel 1981, al minimalismo estremo che, a contrasto, gioca con la sovrapposizione dei tessuti senza orli, soprattutto maschili, fino alla creazione dei volumi che diventano la cornice di nuove forme femminili, lontane da qualunque stereotipo. Una visione progressista secondo la quale ai leggings a quadretti e a pois, quando non sono ricoperti di graffiti, vengono abbinate giacche, tuniche e gonne formate da stratificazioni, intrecci o drappeggi di tulle arricchiti da balze e volant che ridisegnano, quasi fossero costruzioni architettoniche senza compromessi, i confini corporei. Degni di nota, i cappelli sproporzionati realizzati dallo stylist Ibrahim Kamara, nato in Sierra Leone, cresciuto in Gambia e che vive a Londra, ma, come sempre, anche gli accessori derivanti dalla co-lab con Salomon e Nike: la prima fornisce le Salomon x CDG XA-ALPINE, una rielaborazione dei modelli da trail running che da lace-up diventano slip-on, nonché le Salomon x CDG CROSS, una personalizzazione con un motivo in maglia zig zag mentre la seconda le NIKE x CDG HO21 Premier, le scarpe da calcio che mantengono la tomaia originale e allungano il tacco fino a 3 centimetri. Proposte fortemente eteree, neanche lontanamente nostalgiche che ricercano e, talvolta, trovano una sintesi attraverso le loro infinite discordanze. Soprattutto, emozionali, dopo un anno in cui il mondo è stato attanagliato da un’emergenza sanitaria ancora in corso. Con la consapevolezza che la sperimentazione nasce, inevitabilmente, a partire dalla rottura. O dalla ribellione coraggiosa, concettuale e sociale.

Daniele S.

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