Christian Dior autunno-inverno 2021-2022

Buoni o cattivi? In ogni favola, privata di ogni moralismo, non possono che essere rappresentati entrambi, considerando che sono complementari opposti che caratterizzano la vita. E la bellezza. Maria Grazia Chiuri sceglie d’indagarla in “Beauté Dérangeante”, video realizzato da Fabien Baron, con cui presenta digitalmente l’autunno-inverno 2021-2022 di Christian Dior. Parte, dunque, dal film “La Belle e la Bête”, diretto da Jean Cocteau e (non accreditato) René Clément nel 1946, quando stava per nascere la maison di avenue Montaigne, per interpretare il concetto di vanità da cui non è certamente esente la narcisistica società contemporanea. Gli specchi, allora, della quale sono emblema par excellence, diventano rivelatori di un’altra dicotomia, soprattutto, se sono quelli femministi rivestiti di cera e trafitti di spine acuminate dell’artista Silvia Giambrone: attrazione o repulsione? Mentre davanti all’installazione, La Galerie des Ombres che amplifica l’immaginazione, si muovono i ballerini e le ballerine su coreografia di Sharon Eyal, contemporaneamente, la barocca Galerie des Glaces, costruita tra il 1678 e il 1684 nello Château de Versailles, che distorce le immagini replicandole all’infinito, fa da sfondo alla sfilata che sembra un rito misterioso. In passerella, si susseguono cappotti in velluto tridimensionale, blouson dal motivo cannage, giubbotti in montone animalier, giacche Bar in tweed con il cappuccio e un’imbottitura-piumino rimovibile da indossare con camicie candide e jeans o gonne di tulle plissé, top e pantaloni in broccato, maglioni laserati quasi fosse pizzo come gli abiti in pelle che si alternano a quelli con stampe di rose e mele (cosa c’è di più archetipico?) adattate da quelle create per Dior da Andrée Brossin de Méré negli anni ’50. Se, d’altra parte, anche le scarpe sono una riedizione di un modello disegnato da Roger Vivier per Dior, La rosa fantastica, da indossare con i calzettoni, la nuova borsa, accanto alle ormai iconiche Bobby, Book Tote e 30 Montaigne, è La Parisienne, ispirata alla Babe. Non possono mancare, infine, per completare l’insieme colletti gioiello con microperline bullonate su reti metalliche e foulard con fantasie Dior Oblique. Una riflessione sovversiva sull’identità femminile che solleva ulteriori interrogativi: essere o apparire? Realtà o sogno? Forza o fragilità? Essenzialità o eccentricità? Se il pragmatismo è diventato una necessità nell’era dell’emergenza sanitaria, la concretezza stilistica non può che essere accompagnata dalla libertà intellettuale, l’unica opportunità in grado di stimolare il desiderio dei consumatori. Insieme alla convinzione che sia ancora tutto possibile.

Daniele S.

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