Dries Van Noten autunno-inverno 2021-2022

In periodi d’incertezza quanto è importante la fedeltà alla propria identità? Parrebbe molto guardando i frame che compongono il video, girato tra 8 e 11 febbraio 2021 da Casper Sejersen, per l’autunno-inverno 2021-2022 co-ed di Dries Van Noten. Sulle quinte della Red room del de Singel di Anversa, 47 ballerini delle compagnie Rosas, Ultima Vez e Opera Ballet Vlaanderen, insieme, rispettivamente, ai coreografi Anne Teresa De Keersmaeker, Wim Vandekeybus e Sidi Larbi Cherkaoui, ma anche di quella dell’Opéra National de Paris sembrano abbandonarsi, attraverso il movimento del corpo, alle emozioni umane, le stesse che l’emergenza sanitaria ha permesso di analizzare compiutamente e profondamente e che la moda ha, sempre di più, il compito d’interpretare. Magari, in un rapporto semplice e diretto con i capi da indossare. Se la scorsa stagione aveva puntato maggiormente su forme e volumi, lo stilista belga, questa volta, torna a lavorare su stampe e colori, cifra inconfondibile del marchio di Puig, che si materializzano, assecondando un equilibrio perfetto di glamour e underground, in una danza di cappotti over, trench, completi con bermuda stretti da cinture coordinate, gilet in ecopelliccia, chemisier, maglieria e pantaloni profilati di marabù su cui spiccano rose selvatiche e guanti con effetti trompe-l’œil che sprigionano forza nelle pennellate dai toni accesi del rosso passione che contagiano anche décolleté in vernice e stivali al ginocchio dal tacco altissimo. E non si stemperano neanche nelle sfumature delle tuniche di paillette. A contrasto, invece, come nei costumi che disegnò per Drumming, balletto del 1998 di Anne Teresa De Keersmaeker, i nude di top e sottovesti drappeggiate attraverso strategiche coulisse o l’argento degli abiti a fili di lurex. Maschile e femminile s’incontrano fino a fondersi come gli anelli metallici delle borse riprese dall’ultima presentazione. Una rappresentazione intima e intimista, quasi catartica, che, per una volta, non fa certamente rimpiangere le sfilate del periodo precedente all’emergenza sanitaria. Alle quali non vorrebbe tornare i prossimi giugno e settembre. Sarà così? È un dato di fatto, comunque, che il fashion system, talvolta, sia riuscito a trovare strumenti digitali alternativi e altrettanto intensi e performanti per svelare le proposte. E, forse, tra le convenzioni dell’ideale e le imperfezioni del reale è giunto il momento di scegliere le seconde.

Daniele S.

Back to top