Fendi Couture haute couture primavera-estate 2021

Cosa rimane? “La memoria è la cucitrice ed è anche capricciosa. La memoria fa correre il suo ago dentro e fuori, su e giù, qua e là. Non sappiamo cosa verrà dopo o cosa seguirà”, scriveva Virginia Woolf in Orlando, il romanzo modernista che ispira Kim Jones al debutto nella haute couture: da tre anni direttore creativo di Dior Homme, dove ha tradotto il romanticismo femminile dei codici di Monsieur Christian, per la primavera-estate 2021 di Fendi Couture parte da uno spunto autobiografico. Del resto, essendo difficile spostarsi a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, è ragionevole immaginare di guardarsi dentro: torna, così, ai luoghi della sua infanzia nel tranquillo paesino di Rodmell, dove, recentemente, ha comprato una casa per le vacanze. Poco lontano, risiedeva a Monk’s House anche la scrittrice inglese appartenente al Bloomsbury Group che nel 1916 si trasferì a Charleston, la residenza di Duncan Grant e Vanessa Bell, sorella di Virginia. Il femminismo che lo caratterizzava s’intreccia perfettamente con la storia matriarcale di Fendi. Infatti, la maison, fondata nel 1925 (tre anni prima dell’uscita di Orlando) da Adele Casagrande ed Edoardo Fendi, è stata guidata, nel tempo, da quattro generazioni di donne della famiglia. Un altro tratto caratteristico, che diventa elemento unificante, è l’amore per Roma, come emerge da un catalogo dei dipinti di Vanessa che passano dalle campagne del Sussex ai giardini della capitale italiana. Tutte queste suggestioni si ritrovano nella collezione che sfila al Palais Brongniart di Parigi, trasformato in un labirinto di vetri che disegnano la doppia F, all’interno del quale è ospitato per qualche giorno l’allestimento “Exhibition of rare books and manuscripts” sui volumi stampati a mano da Virginia e Leonard Woolf. In passerella, cappe decorate di rose o cristalli, abiti drappeggiati ricamati con fiori di campo, costruiti su reticoli di perle, che riproducono gli affreschi di Vanessa e Duncan o dall’effetto marmorizzato che ricordano la carta che serviva a rilegare i libri del Bloomsbury Group o le sculture di Bernini a Galleria Borghese. Ad accompagnare le proposte, stivali dai tacchi dipinti a mano, pochette-libri in metallo, e gioielli arricchiti da gocce in vetro di Murano creati da Delfina Delettrez. Maschile e femminile si fondono sia nella rivisitazione di un bozzetto del 1990 di Karl Lagerfeld, direttore creativo della griffe di LVMH per 54 anni fino alla morte, incontro di una giacca sartoriale e una tunica da sera, sia nella lettera d’amore a Vita Sackville-West, la più lunga della letteratura, che nella mutevolezza del genere attraverso i secoli, rappresenta un invito all’affermazione della propria identità. Ciascun capo riflette esattamente la personalità di chi lo indosserà!

Daniele S.

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