Y/Project autunno-inverno 2021-2022

Ordine o disordine? Entrambi caratterizzano l’estetica di Y/Project che dall’autunno-inverno 2021-2022 sfilerà co-ed solo due volte all’anno, all’interno del calendario della fashion week dedicata alla moda maschile, invece che quattro: al timone stilistico dal 2013, dopo la prematura scomparsa del fondatore Yohan Serfaty, Glenn Martens ha scelto di rallentare le tempistiche frenetiche del fashion system. In questo modo, verranno riportate al centro sperimentazione e produzione. Se lo scorso giugno il marchio aveva presentato la collezione Evergreen che prevedeva una selezione di alcuni dei pezzi più rappresentativi reinterpretati secondo una visione più sostenibile, il nuovo imperativo della contemporaneità, questa volta, su una passerella labirintica, ambientata (sembrerebbe!) sul palcoscenico di un teatro dove i movimenti, tracciati da frecce, s’intersecano tra di loro, si alternano bomber trapuntati, giacche over, maglioni a trecce, felpe che diventano tuniche, camicie a righe, pantaloni, in velluto o in pelle, profilati a contrasto o con tasconi, jeans con trompe-l’œil di stivali western, abiti in taffeta, leggings in tulle e borse malleabili. L’elemento chiave, però, è il tessuto percorso da fili metallici integrati che creano quelle arricciature, tanto care allo stilista belga, che stravolgono le vestibilità per renderle modulari. Giochi di stratificazioni contribuiscono a rendere più personalizzate le proposte, da una parte, semplicemente per sovrapposizione, talvolta, anche apparente di capi diversi, dall’altra, per moltiplicazione doppiando i capi con pannelli rimovibili uniti da bottoni. Accanto alla co-lab con Canada Goose, alla seconda stagione, di cui drappeggia il suo outerwear tecnico decostruito con un sistema strategico di coulisse, si aggiunge quella con Melissa attraverso calzature eco-friendly in gomma ispirate al decorativismo dei vasi vittoriani. Sicuramente, la collezione più grande e ambiziosa di Martens, da poco direttore creativo di Diesel e che, da indiscrezioni, potrebbe essere il secondo guest designer (la prima è Chitose Abe di Sacai che debutterà a luglio, emergenza sanitaria permettendo) per la haute couture di Jean Paul Gaultier che, abbandonate le scene nel gennaio 2020, adesso, affida one shot la sua maison a chi può ripensarne i codici. Voglia di rinascita? Magari, di tornare alle proprie vite.

Daniele S.

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