Dior Homme autunno-inverno 2021-2022

La nuova quotidianità ha bisogno di un’uniforme? In attesa del suo debutto da Fendi, Kim Jones per l’autunno-inverno 2021-2022 di Dior Homme prova, ancora una volta, a rileggere i codici couture della maison francese di avenue Montaigne per applicarli al guardaroba maschile. Ma, tuttavia, non abbandona il dialogo con il mondo dell’arte, tanto amata da Monsieur Dior, nonché fondamento del processo creativo e l’unico in grado di fornire uno sguardo più contemporaneo sull’abbigliamento. Per l’occasione, sceglie per la co-lab creativa Peter Doig, nato a Edimburgo e che vive e lavora tra Trinidad e Londra. Il pittore 61enne rientra tra le figure più affermate degli ultimi 30 anni e una tra le più quotate: la sua opera, “White Canoe” (1991), per esempio, è stata venduta per 11,3 milioni di dollari da Sotheby’s nel 2007. Su una passerella ispirata a “Speaker/Girl” (2015), allora, sfilano cappotti sartoriali in lana ricamati da Broderies Vermont Paris o in seta stampata con costellazioni che richiamano “Milky Way” (1990), anorak anch’essi in seta ripresi da “Spearfishing” (2013), divise militari con i bottoni, spesso stellati, rivestiti tipici dell’iconica giacca Bar del couturier e i decori dell’abito Rosella disegnato da uno dei suoi successori, Marc Bohan, negli anni ’60 che si rincorrono in intricati jacquard, maglioni in cashmere con motivi camouflage o sui quali, con pennellate tipicamente rarefatte, appare Bobby, il cane del fondatore, o i leoni che fanno riferimento, da una parte, a “Rain in the Port of Spain (White Oak)” (2015) e, dall’altra, a un outfit creato da Pierre Cardin nel 1949 che Christian Dior indossò a un ballo in maschera, pantaloni modulabili, con pratici tasconi o bande laterali e baschi di Stephen Jones. Tra gli accessori, stivaletti da neve in tessuto Dior Oblique e le immancabili Saddle Bag, proposte, in tutte le grandezze, interamente in metallo o con passamanerie oro e argento. Cosa cambierà, adesso, nella moda per l’uomo? Un’idea di grandiosità pervade tutta la collezione che, al momento stesso, risulta estremamente portabile. Un imperativo in momenti di forte precarietà come quelli attuali nei quali l’eccesso sarebbe, sicuramente, un elemento superfluo. Per una consapevolezza che si muove tra tradizione e modernità in modo da ridefinire la cerimonia del vestire. O, magari, per celebrare se stessi.

Daniele S.

Back to top