MSGM autunno-inverno 2021-2022

La moda è alla ricerca di un nuovo equilibrio? Indubbia è la distorsione della percezione sensoriale causata dall’emergenza sanitaria che con la sua turbolenza ha sconvolto, da quasi un anno, la vita su diversi livelli. Come quella che si prova ad alta quota: Massimo Giorgetti per l’autunno-inverno 2021-2022 di MSGM, presentato digitalmente (viene da chiedersi quale sarebbe stata l’emozione della tormenta nel caso di una sfilata fisica!) con il video intitolato “Vertigine” del regista pubblicitario Lorenzo Gironi e con la colonna sonora creata dall’artista Nico Vascellari insieme al gruppo musicale Ninos Du Brasil, parte dalla riflessione dell’esploratore italiano Walter Bonatti secondo la quale “la montagna più alta è quella dentro di noi”. Una visione intimista, ma, allo stesso tempo stimolante in grado di allinearsi con l’ottimismo energizzante del marchio che, questa volta, si traduce in un guardaroba urbano meno streetwear del solito e più activewear. Per non dire, snowwear. Dettagli tecnici su forme sofisticate si trovano in piumini oversize con ampi colli in maglia, completi sartoriali che diventano tute, gilet jacquard, maglioni in lana grossa a trecce sdruciti come le felpe con il profilo del Monte Bianco, camicie in cotone pesante con stampe “rave of stones” che ricordano i ghiacciai o “trees on acid” reinterpretata dall’archivio, ma anche con cartoline degli anni ’30 delle località alpine più conosciute (Chamonix, Saint Moritz, Courmayeur) rese in grafiche pop, pantaloni imbottiti in nylon, bermuda in tweed con pratici tasconi e denim macchiati d’erba. Tra gli accessori, guanti da neve, cinture cinghie e borse a mano piene di corde e moschettoni. Non mancano le collaborazioni: i cappelli sono stati realizzati con Kangol, produttore inglese degl’iconici bucket hat e i modelli customizzati di Scarpa, leader italiano delle calzature outdoor per alpinismo, arrampicata e trekking. “Per quanto si faccia ricerca, alla fine gli elementi da mettere in campo per fare moda sono sempre gli stessi”, ha dichiarato il designer che, considerando l’imprevedibilità del mercato, ha ridotto la collezione del 50%, concentrandosi su dieci pezzi essenziali. Facili senza essere banali per riscoprire la natura dove ancora non ha subito mutamenti. La nostalgia può essere considerata una soluzione allo sbalordimento attuale? O, semplicemente, sarebbe una proiezione? Scorrendo le proposte immaginate dagli stilisti che provano a disegnare il futuro, è possibile classificarle secondo due tipologie contrapposte: quelle di chi metabolizza l’esperienza pandemica ipotizzando declinazioni che denotano un’influenza concreta sull’abbigliamento e quelle di chi vuole accantonarla, almeno esteticamente, ritornando ai momenti del passato quando tutto apparentemente sembrava normale. Chi vincerà?

Daniele S.

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