Bottega Veneta primavera-estate 2021

Quale futuro attende la moda? Abituata al cambiamento scandito, principalmente, dalle stagioni, si trova, adesso, ad affrontare quelli dirompenti causati dall’emergenza sanitaria che potrebbero pregiudicare la sopravvivenza del sistema. Tanti sono gli scenari possibili, ma rimane, tuttavia, difficile individuare o, spesso, indovinare il più efficace e, soprattutto, arrivare a scoprirlo competitivamente prima degli altri. Sempre che non si decida di plasmare le opportunità secondo una dimensione individuale. Nella gestione, però, sarà sufficiente assecondare i mutamenti che erano già in atto o sarà necessaria una maggiore radicalità? Per esempio, (ri)considerando le modalità di presentazione e le abitudini di acquisto, entrambe legate alla forte accelerazione della diffusione della tecnologia che, magari, potrebbe auspicabilmente avvicinarle. La stessa componente che utilizza anche Daniel Lee, con un format insolito, per svelare la primavera-estate 2021 di Bottega Veneta: la collezione co-ed, infatti, aveva già sfilato in esclusiva lo scorso 9 ottobre al teatro Sadler’s Wells di Londra davanti a un pubblico selezionatissimo di ospiti, opportunamente distanziati. Salon 01, in continuità con la precedente Wardrobe 01, si muove sull’idea della domesticità, un tema che con il confinamento è attualissimo nella definizione del rapporto tra il comfort rassicurante della quotidianità e il desiderio sovversivo di libertà. Atmosfere anni ’60 pervadono, con coreografie di colori, le proposte che alternano tailleur dalle gonne sfrangiate, abiti crochet comodi e, allo stesso tempo, strutturati abbinati a wedges leggere in pelle gommosa dalle finiture artigianali con una rielaborazione concettuale dell’architettura del platform che le rende pezzi unici e borse The Pouch e The Triangle in maglia coordinata. Ritornano i best seller, completi composti da giacche con il taschino chiuso da un’ormai riconoscibilissima pattina a triangolo e pantaloni ampi nonché tuniche arricciate da una serie di coulisse. Capi facili da indossare che vanno a comporre un progetto raccolto in una borsa in canvas verde e raccontato attraverso tre volumi, il primo riguardate il processo creativo del designer inglese, il secondo sui meccanismi e i valori culturali ed emotivi che trasformano un prodotto in un oggetto del desiderio, con il contributo dell’artista concettuale tedesca Rosemarie Trockel che ha ispirato, d’altra parte, le lavorazioni del knitwear, il terzo dedicato all’evento fisico, catturato dall’obiettivo di Tyrone Lebon, che, nelle intenzioni, sarebbe dovuto diventare un salon show, una versione antesignana più intima dei fashion show, da portare worldwide e attraverso un disco in vinile con la colonna sonora affidata alla rapper Neneh Cherry. Insomma, la versatilità permetterà di adattarsi su equilibri più stabili.

Daniele S.

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