Chanel Le Château des Dames Métiers d’Art 2020/21

“Ci sono tante duchesse, ma una sola Coco Chanel”, diceva Mademoiselle ignorando che, un giorno, Virginie Viard l’avrebbe accostata a Caterina de’ Medici nel Le Château des Dames Métiers d’Art 2020/21 che ha sfilato senza pubblico, a causa dell’emergenza sanitaria, nella galleria al piano terra sul fiume Cher del Château de Chenonceau, situato nella Valle della Loira. Donato da Enrico II alla sua amante, Diane de Poitiers, diventò la residenza preferita della regina consorte alla morte del marito. Ma cosa condividono Gabrielle e Catherine? Entrambe orfane, educate tra le mura di un convento, appassionate ai simboli dell’esoterismo, attaccate al colore nero (che entrambe iniziarono a indossare in seguito alla morte dell’amato) e mecenati dei più grandi artisti dei loro tempi, sono accomunate da un monogramma: due C intrecciate le quali da emblema regale, tuttora presente all’interno dell’edificio, che singolarmente ricorda la magnificente semplicità di La Pausa, la dimora della stilista a Roquebrune, diventano la firma di riconoscimento della maison di rue Cambon dopo che, nel 1921, è apparsa sul cabochon del profumo Chanel N°5. Un gusto rinascimentale, dunque, pervade tutta la collezione tra mantelle che riecheggiano gli arazzi sui muri, talvolta arricchite di frange, giacche in pelle matelassé o che sembrano stole strette in vita abbinate a gonne asimmetriche, maglie jacquard punteggiate da reticoli di borchie, bluse in organza arricchite da gorgiere di pizzo, mini in paillette con il motivo a scacchi in bianco e nero del pavimento o lunghe a palloncino in tweed geometrico con frange patchwork e in denim piene di fiori che sembrano quelli dei due giardini creati, sui lati opposti, dalle due donne che abitarono il castello. Insieme ai leggings di lycra translucida (peraltro, da dimenticare!) presenti praticamente ovunque, non possono mancare cascate di perle attraverso le quali anche microbag si trasformano in collane, cinture gioiello a fascia che ricalcano il profilo esterno della location, sandali scintillanti bicolore con plateau, stivali da equitazione e guanti bordati di ruche. Indubbia è la celebrazione, com’è consuetudine, dell’eccellenza dei 38 laboratori artigiani nonostante l’impressione sia quella che volendo, da una parte, privilegiare la facilità d’indossare le proposte, dall’altra si sia trascurata la suggestione incantata che il desiderio di un prodotto di lusso è in grado di fornire. Se non altro, almeno, rimarrà quello di visitare i tesori artistici francesi.

Daniele S.

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