Balmain primavera-estate 2021

Passato o futuro? Sembrano coesistere nella primavera-estate 2021 di Balmain che sfila (fisicamente) al Jardin des Plantes. Questa stagione, Olivier Rousteing riscopre, più che mai, gli archivi a partire dal monogram PB che appare già, all’inizio, quando salgono in passerella 6 modelli degli anni ’70, modernizzati tra vecchio e nuovo e accompagnati dalla voce di Pierre Balmain che descrive l’élégance française applicata alla maison fondata nel 1945. Un omaggio all’audace couturier che contamina tutta l’offerta co-ed, accessori compresi: i completi sono costituiti da giacche con le spalle appuntite alternate a bomber e da pantaloni ampi a ciclisti che si abbinano a dolcevita o maglioni con la V profonda, camicie alla coreana con cravatte coordinate e abiti drappeggiati che si susseguono, quasi uguali, nelle variazioni in jersey fluo, bouclé sfrangiato, cotone traforato, jeans (sostenibilmente) lavato, righe marinière, pelle e una cascata di cristalli Swarovski (in parte, riciclati) che, secondo la press release, ammonterebbero a 2 milioni sull’intera collezione. Bagliori di normalità in vista? Realtà o surrealtà? Uno dei compiti della moda che si muove in anticipo di, almeno, sei mesi avanti sul calendario, è quello di prevedere, dall’analisi del contemporaneo, un’evoluzione sociale possibile plasmata sulla metamorfosi del gusto nel consumatore. Se, parzialmente, si è riusciti a conquistare il traguardo di modificare i ritmi delle consegne, quanto lungimirante, d’altra parte, riesce/dovrebbe riuscire a essere la prospettiva degli stilisti che, anch’essi, si trovano a confrontarsi con un’ondata pandemica inimmaginabile che ha travolto il mondo? Quanto, sebbene in forma embrionale, possono intercettare il cambiamento e proporlo per valutarne il riscontro? Sicuramente, in questo caso, il suo contributo statico e fuori tempo non è che spiccatamente marginale. Senza dubbio, in questo momento di turbolenza, le domande superano le risposte come quelle relative all’effettiva efficacia degli esperimenti digitali considerando che molti ritengono la sfilata ancora insostituibile. L’ottimismo, però, non dev’essere sinonimo di escapismo: la rivoluzione del fashion system, malgrado tutto, è già in atto, irreversibilmente. E immaginare un futuro che non sia già passato sarebbe già uno slancio interessante. I maxi schermi LCD del setting curato da Olivier Saillard installati front row per proiettare le immagini degl’invitati, purtroppo, non presenti non sono sufficienti.

Daniele S.

Back to top