Valentino primavera-estate 2021

Si può essere ancora romantici? Magari, attraverso un atto di resistenza urbana come quello di decorare, con l’aiuto del plant artist giapponese Satoshi Kawamoto, di fiori selvatici provenienti 8 diversi da paesi del mondo come se emergessero dal cemento, ispirandosi al guerrilla gardening, la Fonderia Macchi nella periferia di Milano dove Pierpaolo Piccioli ha deciso di ambientare la primavera-estate 2021 di Valentino. Uno spostamento one shot, dopo 30 anni, da Parigi a causa dell’emergenza sanitaria. Diventa, però, ancora più radicale nelle proposte co-ed che vanno a comporre la Valentino Collezione Milano da intendere come un invito alla tolleranza, a non seguire le regole, ma un idealismo ribelle che pone al centro l’individualità. Per rimanere, comunque, se stessi anche nelle diversità. C’è, allora, bisogno di una risignificazione: una ridefinizione dei codici stilistici non tanto esteticamente quanto identitariamente. Per immaginare un rinnovamento che, ormai, è diventato imperativo. Non manca niente dell’essenza di Valentino Garavani e della sua successiva evoluzione e diventa emozionalmente ancora più vibrante, sulla voce di Labirith che risuona live negli spazi di archeologia industriale, per la coerenza che lega, in quest’occasione, womenswear e menswear. La maestria couture di trattare il pizzo, i fiori, stampati o intarsiati, le frange, i plissé, gli chiffon, le ruche e il rosso si ritrova sui bomber, sui completi che, spesso, sostituiscono i pantaloni con degli shorts accanto alle giacche over, sul knitwear, sulle felpe, sulle camicie con o senza collo e sulle tuniche che chiudono la sfilata. Non manca la V sulle cinture mentre le sneakers sono crochet, le Rockstud, al 10° anniversario, sono piatte e si accessoriano di macro borchie metalliche presenti anche sulle borse di tutte le forme e grandezze. Semplicità e inclusione caratterizzano, d’altra parte, la speciale collaborazione con Levi’s che rivisitano i classici 1967-517 boot cut. Ma saranno abbastanza? Con la fashion week di Milano alle spalle e con quella di Parigi, insieme a tutte le sue incognite, di fronte, sta emergendo prepotentemente la necessità di riempire il lusso di significati nuovi. E il dubbio che un guardaroba sofisticato e quotidiano, malgrado possa coniugare eleganza e portabilità, risulti, comunque, uno stimolo limitato. La società, ancor prima della moda, sta presentando molteplici spunti per mettere in discussione tutti i sistemi che, da tempo, mostrano irreversibili criticità. Sarà giunto il momento che anche gli stilisti ne diventino consapevoli e offrano soluzioni creative con le quali affrontare le sfide della contemporaneità? Probabilmente, purtroppo, non basterà la bellezza a salvare il mondo.

Daniele S.

Back to top