MSGM primavera-estate 2021

Quanto conta la personalità? Più dell’abito secondo Massimo Giorgetti che, dopo il video presentato a luglio per il menswear, pensa a un progetto più completo per il womenswear della primavera-estate 2021 di MSGM. Prima aveva scelto di tornare a sfilare, ma, poi, ha immaginato una pausa di riflessione per dare valore alle proposte. Il creatore, in questo caso, non è più il protagonista: con un modello di autogestione, lascia che a interpretare i capi sia chi ha scelto, personalmente, d’indossarli. Al punto di arrivare, perfino, a scattare la propria immagine da inserire nel lookbook che accompagna “Autoritratto. Self portrait of a generation”: 12 punti di vista diversi accomunati da un unico messaggio di libertà, positività e inclusività. Per raccontare, attraverso l’eterogeneità della bellezza, il cambiamento di una generazione che non è altro, poi, che quella del consumatore. Con l’emergenza sanitaria, infatti, la consumer confidence sarà tutta da ricostruire anche attraverso la sperimentazione di nuove strategie. Per il designer, d’altra parte, è l’occasione per confrontarsi con le esigenze concrete di una donna che, nella scelta del suo guardaroba, punta sempre di meno a stupire e di più al riconoscimento della propria diversità. E per ritrovare le proprie origini con una Romagna quasi immaginifica, sospesa tra paesaggi rivieraschi pennellati con ombrelloni e onde del mare e bucolici narrati con campi di grano e vigneti che compaiono come stampe e decori insieme alla scritta “I am what I am”. In scena, una collezione essenziale composta da spolverini in canvas di cotone tagliato a vivo, completi sartoriali in tweed sfrangiato o dall’effetto workwear pieni di tasche in cotone-lino tie-dye, top arricciati e camicie over di popeline di cotone biologico, abiti crochet, caftani in taffeta e pigiami in twill di poliestere riciclato. Accanto alla sostenibilità dei materiali anche quella delle tinture non impattanti, importanti per un marchio che fa del colore, sebbene più attenuato del solito, la sua cifra stilistica. Nessuna innovazione, ma, almeno, la consapevolezza che i tempi difficili possono suggerire possibili alternative. Dopo Marni, è consolante osservare come i giovani talenti si muovano in quella direzione.

Daniele S.

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