Fendi primavera-estate 2021

Cosa rappresenta la moda oggi? Per Silvia Venturini Fendi la famiglia. L’iconico logo della doppia F, inventato da Karl Lagerfeld nel 1965, sembra trasformarsi nella declinazione: da Fun Fur a Fendi Family. Che non è solo l’essenza della maison romana fondata nel 1925 da Adele ed Edoardo Fendi in seguito all’apertura di un piccolo laboratorio nel 1918 in via del Plebiscito a Roma, ma l’esigenza di riscoprire l’intimità di una dimensione domestica che l’attuale emergenza sanitaria ha posto prepotentemente in primo piano. Messaggio che emergeva già dall’invito alla sfilata co-ed per la primavera-estate 2021, accompagnato da foto di famiglia di Delfina, Leonetta, Giulio e sua madre Anna scattate da Nico Vascellari, due pacchi di pasta trafilata al bronzo denominata Effe N° 1925 dei maestri pastai di Benevento dal 1846 Rummo e dalla ricetta della nonna della pasta al pesto di limone. Ma anche dalle finestre che collegano il mondo interno a quello esterno, tra luci e ombre disegnate attraverso un gioco di tende candide nello showroom di via Solari che diventano stampe di abiti per lei e completi per lui abbinati, in un susseguirsi di sovrapposizioni, a monocromatiche giacche confortevoli di maglia di cotone intrecciata e camicie di lino con ricami jour-échelle che possono essere sbottonate sulla schiena, chemisier dalle maniche tubolari estratte dalla scorsa stagione con stampe floreali délavé e pull di organza trasparente decorata con fioriture ajouré, maxi piumini che sembrano presi direttamente dal letto, shorts e bermuda che scoprono il calzino al ginocchio. Immancabili gli accessori tra i quali sono degne di nota le Baguette, creazione a cui tiene particolarmente, del progetto Hand in Hand prodotte da 21 artigiani provenienti dalle diverse regioni italiane con materiali e tecniche uniche: quella dell’Abruzzo, per esempio, è realizzata in merletto a tombolo aquilano inamidato nello zucchero, come facevano le monache benedettine dal XV secolo. Un’eleganza rilassata, tra lusso e libertà, tra tradizione e sperimentazione, quella in grado di tramutare il passato in futuro, connota una collezione dalla purezza essenziale che fa dialogare coerentemente e straordinariamente come mai era accaduto prima il womenswear con il menswear. L’ultima, purtroppo, della stilista che tornerà a occuparsi di uomo e accessori e lascerà il posto a Kim Jones (parallelamente al timone di Dior Homme), da qualche settimana, nominato direttore creativo donna per il prêt-à-porter, haute couture e fourrure. Il debutto è previsto a Milano il prossimo febbraio. Non sarà, però, l’unico cambiamento: per il momento, il più importante sarà quello di riuscire a raggiungere un consumatore che, probabilmente, è profondamente cambiato nel frattempo. Per acquistare dovrà percepire il valore del prodotto. Qualità senza tempo? Sì, per favore!

Daniele S.

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