Gucci resort 2021

La moda diventa un laboratorio sperimentale per immaginare il futuro? Sarebbe dovuta andare in scena il 18 maggio a San Francisco la resort 2021 di Gucci. Prima che la pandemia scompaginasse tutti i programmi. E le forme espressive. Alessandro Michele chiude la trilogia narrativa un po’ dissacratoria, che ha avuto inizio a febbraio con la sua ultima sfilata “Un rito che non ammette repliche” celebrata come se fosse una liturgia magica, con il “Gucci Epilogue” presentato al termine della prima edizione della Milano Digital Fashion Week utilizzando una diretta streaming di 12 ore: “The final act of a fairy tale”, un percorso d’interrogazione che aveva come obiettivo quello di ribaltare le regole tradizionali del fashion system. “L’atto creativo diventa prassi espositiva” e apre al mondo il mistero della bellezza. La collezione, interpretata dal team dell’ufficio stile, è, secondo lo stilista, “la fine dell’inizio di un esperimento” che, questa volta, si materializza attraverso i passaggi che si celano dietro la realizzazione di una campagna pubblicitaria. Visibile da ottobre, quando le proposte saranno in vendita, è stata scattata in due ambientazioni romane, Foro Boario e Palazzo Sacchetti, da Alec Soth, il fotografo di Minneapolis noto per le sue immagini di “solitari e sognatori”. “L’energia della contraddizione”, come la definisce nel video, si traduce, sempre in versione co-ed, in un lookbook di cappotti grembiule bordati di pelo, blouson con le stampe di Ken Scott di cui è stato ottenuto l’accesso per due anni, completi a fiori, monogrammati o con patch evocativi Gucci quelle qu’en soit la saison o Gucci Orgasmique, ripresi dalla primavera-estate 2020 e diventati, appunto, seasonless, giacche sportive piene di G, maglioni a righe, cardigan check oversize, camicie con il fiocco, pantaloni di velluto, bermuda di jeans sfrangiati, tuniche di pizzo e gonne a pieghe. Tra gli accessori, sneakers senza lacci da portare con calzini centrino logati, stivali pitonati, un’infinità di rivisitazioni della Jackie o della Gucci 1955 Horsebit, shopping bag in co-lab con Disney, turbanti in seta, guanti di paillette, cinture zoomorfe a catena, spille fitomorfe e maxi croci dorate. E adesso? Non ci saranno più pre-collezioni? La maison fiorentina di proprietà di Kering che, da tempo, ha scelto la strada del cambiamento, tra tentativi, errori, scommesse e ripartenze, continuerà a perseguirlo con il coraggio alimentato dalla passione. Rimanendo fiera della propria identità. Abbandonerà, allora, la stagionalità a favore di appuntamenti due volte l’anno. Un’ultima domanda: i contenuti digitali sono riusciti a stimolare il desiderio? La risposta giace al confine tra realtà e rappresentazione, tra essenza e apparenza.

Daniele S.

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