Dior Homme primavera-estate 2021

Quanto la moda continua a favorire il cambiamento? Se non è semplice rispondere a questo interrogativo è innegabile che mai come ora si sia trovata a fronteggiare accadimenti contemporanei che hanno scardinato tutti i format di presentazione considerati consolidati. Gli stessi che, però, erano, ormai, più inclini a mostrare che a spiegare. Attitudine che, talvolta, muove in verso contrario rispetto all’arte attraverso la quale Kim Jones sta cercando di tracciare il nuovo percorso estetico di Dior Homme. Per la primavera-estate 2021 collabora con Amoako Boafo, nato in Ghana, formatosi a Vienna e che vive a Chicago, conosciuto nel 2019 al Rubell Museum di Miami, con cui si è instaurata una prevedibile intesa poiché anche il direttore creativo del menswear della maison di avenue Montaigne ha trascorso, con il padre idrogeologo, gli anni della sua infanzia in numerosi paesi africani, tra cui Botswana, Tanzania, Etiopia e Kenya. L’idea da utilizzare per una possibile sfilata prima e per l’attuale cortometraggio in due atti poi, girato tra lo studio del primo ad Accra e la casa del secondo a Londra, era che i ritratti, con le loro tinte a olio dense, ma piatte per creare opportunamente uno sfondo, stese principalmente con le dita coperte da un guanto di plastica, prendessero vita nella loro semplicità offrendone, contemporaneamente, una lettura diversa. Ma non è tutto: il punto di partenza è stata l’edera, uno dei simboli di Monsieur Dior, ossessionato da fiori e giardini, che ha creato un parallelismo tra un suo celebre abito disegnato negli anni ’50 e la camicia di un ragazzo in un lavoro dell’artista 36enne. Insieme ai colori di cui si sporcano i pantaloni, viene ripresa, quindi, la stampa che appare su maglie a coste che incorporano motivi jacquard, come se fossero una tela dipinta, dove sono già presenti righe marinière, bluse con il colletto foulard da indossare sopra canotte di tulle ricamate con il motivo Dior Oblique e sotto blouson di taffeta o giacche di nappa profilate, short in shantung a righe e bermuda zippati con i tasconi fermati da fasce tricolori, overall fluo, anfibi, sandali con la suola in corda e baschi di Stephen Jones. Da sottolineare, inoltre, che Boafo non ha voluto royalty per sé, ma una donazione, di una somma non precisata, a favore di una fondazione con luoghi di studio e residenza per giovani artisti ad Accra. Una concreta trasformazione culturale inizia da contributi altrettanto concreti alla sostenibilità sociale? Se l’immaginario creativo conducesse davvero alla raffigurazione tangibile di una realtà più inclusiva costituirebbe indubbiamente un notevole passo in avanti.

Daniele S.

Back to top