Chanel autunno-inverno 2020-2021

“Una donna = invidia + vanità + bisogno di chiacchierare + confusione mentale. Detto ciò, mi piace moltissimo la civetteria delle donne”, dichiarava Coco Chanel riassumendo il mondo femminile in un’equazione senza tempo. Sembrerebbe ancora valida se applicata all’autunno-inverno 2020-2021 di Chanel disegnato da Virginie Viard, a circa dodici mesi dalla scomparsa di Karl Lagerfeld, direttore creativo dal 1983. Ed è, infatti, agli anni ’80 che s’ispira la collezione, quando sono diventati iconici i simboli distintivi della maison di rue Cambon che ritornano sulla passerella specchiata, insolitamente, senza una cornice precisa, allestita, quelle surprise, all’interno del Grand Palais. Un’altra discontinuità di un cambiamento che, però, si sviluppa gradualmente: i classici tailleur in tweed anche traforato, velato con cavalli alati o arricchito di paillette o di piume, in questo caso, hanno giacche dalle forme più allungate, dai colli a gorgiera, dalle maniche a sbuffo o dai bordi dentellati, chiuse, spesso, da bottoni automatici a pressione, presenti anche nelle aperture laterali dei pantaloni alternati a gonne con spacchi frontali zippati che scoprono shorts cortissimi su collant velati con piccole doppie C simili a pois e stivali risvoltati che richiamano quelli da cavallerizzo come i cappelli. L’equitazione, del resto, è sempre stata un’antica passione di Gabrielle (il suo cavallo da corsa era chiamato Romantica!). Tra le altre proposte, cappotti lunghi che diventano mantelle, mini camicie piene di ruche, top in pizzo o in velluto matelassé. Non possono mancare, invece, le croci in pietre colorate e oro, presenti su collane che rivisitano le catene in forma preziosa, che si riempiono di perle o si abbinano a strisce di tessuto, su bracciali, spille e cinture, talvolta, intarsiate sulla maglieria che, apparentemente, somigliano a quelle di Malta regalate a Mademoiselle dal granduca Dmitrij con le quali nel 1935 Fulco di Verdura, che conobbe durante un ballo a Venezia nel 1925, realizzò due bracciali dai quali non si separò più tanto da consumarli. E se, modificando, capi e gioielli dei suoi amanti che non le piacevano modernizzò lo stile delle donne, la sfida di Virginie Viard, adesso, è di proporre un guardaroba libero e puro, versatile e desiderabile nonostante, dopo qualche prova, ormai, sia tuttora alla ricerca di una propria cifra, al momento, oscillante tra i codici della fondatrice e l’eredità del couturier tedesco che riuscì, incomparabilmente, a (re)interpretarli costantemente. Sarà l’inizio di un nuovo percorso? Appuntamento al 7 maggio con la resort 2021 a Capri. Forse!

Daniele S.

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