Bottega Veneta autunno-inverno 2020-2021

Eleganza o comfort? A un anno dal suo debutto, 6 prove di cui 3 sfilate, Daniel Lee immagina per l’autunno-inverno 2020-2021 di Bottega Veneta la cornice di una villa palladiana proiettata digitalmente su una serie di quinte bianche che delimitano la passerella all’interno del Palazzo del Ghiaccio. Un omaggio alle origini vicentine, punto fermo del brand di proprietà di Kering che viene pervaso, però, dal movimento ispirato dagli spettacoli di Pina Bausch, essenza della modernità. Un viaggio negli archivi reinterpretati dallo sguardo minimalista del 34enne designer inglese tra passato e futuro che si fondono per delineare un’estetica coerente e decisa costruita stagione dopo stagione a piccoli passi. Questa volta, al recupero delle proposte che hanno riscosso successo, senza alcun dubbio, si accompagnano silhouette sperimentali presentate già con la pre-fall 2019. Inoltre, lo show co-ed sembra suggerire, più o meno consapevolmente, un’intercambiabilità dei capi tra lui e lei. Un guardaroba costruito partendo da piumini smanicati lunghi in pelle intrecciata macro, cappotti sottili al ginocchio, completi con spencer con il taschino chiuso da un’ormai riconoscibilissima pattina a triangolo (come le fibbie delle cinture), dotati di abbottonature supplementari dorate e pantaloni che si aprono su stivali dalla punta squadrata, anorak multitasche non più in pelle, ma in nylon, gilet in lana striminziti, sensuali camicie lavorate a crochet, abiti aderenti in maglia con esplosioni di frange, elemento visto moltissimo anche altrove, che, in quest’occasione, prolungano, d’altra parte, i capispalla furry e le borse oversize nel celebre intrecciato, o bordati di catene metalliche che somigliano a quelle delle tracolle, tuniche rigonfiate e arricciate da una serie di coulisse illuminate da mosaici di paillette o micro cristalli. Piacerà? Non piacerà? Sospendendo il giudizio personale, indiscutibile è il fatto che la griffe, attualmente, fornisca una delle migliori rappresentazioni del lusso contemporaneo. Insieme a un’innovativa interpretazione del suo spirito attraverso proposte che, in poco tempo, sono diventate assolutamente riconoscibili nonostante non ci siano codici precisi a cui fare riferimento se non negli accessori, sempre più emblematici. E i risultati sono evidenti se, nel 2019, i ricavi hanno raggiunto 1,1 miliardi di euro, +2,2%, con un picco delle performance nel secondo semestre, +8,2%. Adesso, non rimane che attendere la sua prima home collection che sarà svelata durante il prossimo Salone del Mobile.

Daniele S.

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