Marni autunno-inverno 2020-2021

Sogno o realtà? Illusione o concretezza? Per l’autunno-inverno 2020-2021, Francesco Risso, dopo la performance studiata per presentare il menswear, torna alla sfilata per il womenswear di Marni: la location è la stessa, in via Ventura, come il tema del riciclo, il nuovo orizzonte della sostenibilità, che gli stilisti, ognuno a suo modo, provano a far proprio considerando la quantità di pezzi che, seguendo il veloce ciclo innaturale di obsolescenza della moda, vengono prodotti ogni stagione e che, nella peggiore (o migliore, a seconda dei punti di vista!) delle ipotesi, rimangono invenduti. Anche nei seat di recupero che, per l’occasione, sono nient’altro che materassi e cuscini sistemati a terra. “Assicurati di fare, disfare, rifare e di non piegarti mai. Usa frammenti, pezzi e ritagli per non essere mai fatta a pezzi. Sii militante sempre vigile”, è il suggerimento dello stilista che si legge nelle note per un’Alice nel Paese delle Meraviglie rivisitata in chiave moderna. Una narrazione in cui i tessuti, dalla pelle, talvolta metallizzata, alla lana, dal velluto al broccato che sembra realizzato su antichi telai, dal cotone al suède, sono riutilizzati, in cui capi o parti di essi sono riassemblati generando, in una metamorfosi volumetrica, combinazioni nuove e inaspettate. Allora, micro e macro si mescolano casualmente e distrattamente in cappotti che sembrano consumati se non tagliati e modificati attraverso inserti a contrasto, completi acidati e scoloriti, cardigan chiusi da bottoni spaiati, tuniche asimmetriche tenute insieme da cuciture di fortuna o nastri che si annodano in fiocchi e pantaloni ampi tagliati a vivo. Sul finale, abiti con aperture strategiche modellate su colate metalliche. Il patchwork contagia inevitabilmente gli accessori, dalle sneakers che si riempiono di pelo sintetico e perle finte alle sacche con manici ad anello. Una frenesia da accumulo di Margiela-esca memoria? Un’attitudine più infantile e meno concettuale che vorrebbe puntare a inedite e stimolanti esplorazioni. Se il designer belga riusciva sempre a rendere tutto speciale e imprevedibile, lo stesso non si può affermare in questo caso, sicuramente, meno riuscito rispetto alla precedente prova maschile. Ridisegnare le forme femminili, infatti, è indubbiamente più complicato, soprattutto, sperimentando le proporzioni e stravolgendo le forme. Esistono ancora canoni di femminilità da inventare? Al momento, un’eleganza non convenzionale è un traguardo più facilmente raggiungibile.

Daniele S.

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