Jil Sander autunno-inverno 2020-2021

Come si può rendere moderno il minimalismo di Jil Sander, il brand fondato ad Amburgo nel 1973 dalla stilista omonima e controllato, adesso, da Onward luxury group? Puntando sul design, probabilmente. Non è un caso che Lucie e Luke Meier abbiano scelto, per l’autunno-inverno 2020-2021, gli spazi in Porta Volta, con ingresso da via Bramante, che ospiteranno, dal prossimo luglio, l’Adi Design Museum, che, un tempo, sono stati, prima, un deposito dei tram milanesi e, poi, un impianto di distribuzione elettrica dell’Enel. Una location inedita (attualmente, è ancora un cantiere) adatta, però, a rappresentare la purezza ascetica della loro visione che nasce per sottrazione. E se per il menswear, andato in scena, durante la 97esima edizione di Pitti Immagine Uomo, all’interno del refettorio di Santa Maria Novella dove, sotto le arcate gotiche, sono state sistemate tre montagne di calendula, per il womenswear immaginano, nuovamente, un’installazione costruita con una disposizione simmetrica di seggiole di legno di forma diversa, quasi a voler sottolineare una perfetta convivenza degli opposti, sulle quali vanno a sedersi le modelle. Il movimento suggerisce emozione: una performance, quasi coreografica, che, ancora una volta, solleva il dubbio su quanto una sfilata, nell’era di Instagram, possa essere ancora sufficientemente performante, soprattutto, quando, come in questo caso, le proposte risultano fortemente legate al dettaglio. Da scoprire in cappe avvolgenti in mohair, tuniche essenziali in maglia, in taffeta plissé, talvolta, sovrapposti secondo un gioco di pannelli o in lana da movimentare attraverso una cascata di frange in seta, completi piumino formati da giacche over smanicate e gonne lunghe con lo spacco, bluse con le maniche che si gonfiano a palloncino, chemisier su cui è presente una micro stampa floreale, unica concessione a un rigido monocromatismo, decorati con piccole ruche e stretti in vita da coulisse. Non mancano gli accessori: degne di nota, le borse geometriche, dalle forme trapezoidali che richiamano quelle della passerella maschile, ma anche i gioielli semplici che alternano collane di campanelle scolpite, ciascuna impreziosita da una perla, da abbinare a orecchini in oro e argento che riprendono la forma delle conchiglie. Forma o sostanza? Forse, è giunto il momento in cui, anche nel mondo contemporaneo, si arrivi a comprendere che una non deve, necessariamente, escludere l’altra.

Daniele S.

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