Burberry autunno-inverno 2020-2021

Quanto le conseguenze di Brexit influiranno sul fashion system? Difficile dirlo, al momento. Ognuno fa le sue previsioni che, frequentemente, non risultano neanche troppo univoche, da cui emerge solamente un dato inconfutabile: non esistono ancora certezze! Si può ipotizzare una relazione, con proporzionalità diretta, che leghi un potenziale aumento dell’isolamento con un rafforzamento della creatività, parametro storicamente chiave dei marchi in scena a Londra, per tentare una concreta rivincita in un mondo sempre più competitivo. E sarà sufficiente a neutralizzare gli effetti della globalizzazione? D’altra parte, però, non si può affermare che, per questa stagione, la capitale inglese, se si esclude qualche notevole eccezione, abbia brillato in questo senso se non nelle intenzioni. L’interrogativo, allora, si sposta: riuscirà Burberry, in futuro, a sostenere il calendario come una volta? Per coincidenza, l’autunno-inverno 2020-2021 intitolato “Memories” fa rivivere, con nostalgia, la memoria di un glorioso passato che sta lentamente svanendo, in particolare, gli anni di formazione del direttore creativo Riccardo Tisci, giunto alla sua quarta prova. Così, il check, emblema dell’etichetta, ma anche di quel London England, ormai, compreso in essa, viene rivisitato in tutti i modi e percorre trasversalmente la collezione co-ed che ha sfilato sopra la passerella metallica specchiata e rialzata e sotto le volte di vetro e ferro dell’Olympia London, un centro per gli eventi in West Kensington, in mezzo al quale sono stati sistemati due pianoforti suonati dal duo formato dalle gemelle francesi Katia e Marielle Labèque che si sono esibite dal vivo insieme all’artista e producer di origine venezuelana Arca. Giochi di sovrapposizioni, di risvolti, di doppiature, di assemblaggi e di decostruzioni (d’ispirazione Margiela-esca!) che, attraverso ergonomiche zip, consentono metamorfosi nelle forme impeccabilmente tagliate di cappotti, cappe, montoni, montgomery, piumini, field jacket, trench, giacche, felpe, pull, casacche da rugby e camicie botton-down, spesso, distaccate dal corpo da stringere, talvolta, con top o fusciacche drappeggiate in chiffon attaccate ai fianchi, nonché di gonne e pantaloni aderenti che s’infilano in stivaletti dalla punta affilata per lei alternati a Oxford dalla punta squadrata e logata per lui. Verso il finale, abiti da sera con stampe animalier o illuminati da reti di paillette o frange di cristalli da indossare, secondo un animo street, con sneakers dalla suola rinforzata e calzino in abbinamento a borse con la catena coordinate. Spunti da elaborare che contribuiscono a una (ri)definizione della nuova identità del brand. Quella di cui ha bisogno anche la sua nazione.

Daniele S.

Back to top