Maison Margiela haute couture primavera-estate 2020

La haute couture punta, anch’essa, alla sostenibilità? Il riciclo non sarebbe una novità per Maison Margiela, un marchio, che già con il suo fondatore Martin Margiela, secondo un processo di nobilitazione, trasformava materiali usati in pezzi unici. E, ancor di più, per la linea Artisanal considerata un laboratorio di sperimentazione in grado di fornire spunti da elaborare successivamente nella produzione del prêt-à-porter. “Ci sono troppi vestiti nel mondo”, si legge nelle note della sfilata per la primavera-estate 2020. Allora, grazie a John Galliano, capi e tessuti rivivono inseguendo la funzione potenziale pur conservando la memoria formale. E l’artigianato, essenza dell’esclusività, è il mezzo per raggiungere questa metamorfosi del ruolo. Traducendo sociologicamente il concetto, nell’era digitale attuale, si potrebbe affermare che la necessità di una ribellione, se non di una rivoluzione, che conduca alla distruzione dei vecchi codici borghesi a favore della formulazione di nuovi valori condivisi sia diventata urgente. Modificare, insomma, un passato conosciuto per lasciare spazio a un futuro consapevole. La collezione co-ed, in passerella all’interno del Hôtel de Coulanges, prevede, per lei, cappotti sartoriali che rivelano le imbastiture d’atelier a vista su cui sono attaccati, quando ci sono, bottoni di fortuna spaiati e che sono accompagnati da brandelli coordinati usati come sciarpe o nella moltiplicazione asimmetrica delle maniche e abiti costruiti su trench che vengono avvolti nel tulle drappeggiato con il nastro adesivo, lo stesso che li fissa ai capispalla che devono andare a coprire delle parti mancanti, o tagliati di sbieco che presentano parziali cut-out circolari, che sembrano pois, in modo da mantenere le superfici che dovrebbero staccarsi con un conseguente effetto tridimensionale e dinamico. Trafori che si ritrovano sui completi per lui con giacche rovesciate o che perdono le spalle fermate da fiocchi strategici e pantaloni che diventano gonne con l’inserzione di pannelli laterali da portare con cardigan di lana e camicie décortiqué. Ai piedi, sopra calzini sdruciti, una versione sportiva della famosa scarpa Tabi inglobata nella Instapump Fury di Reebok. Il lusso riscopre l’etica? O, semplicemente, è un rinnovamento della tradizione? Vengono cancellate le convenzioni? O, auspicabilmente, si cercano nuovi significati più liberi e autentici? Anche se non ci fosse chi comprerà queste proposte, almeno, avranno stimolato importanti riflessioni.

Daniele S.

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