Schiaparelli haute couture primavera-estate 2020

Diurna o notturna? Sembrerebbe duplice l’anima della donna sofisticata, ma sovversiva, surrealista, ma sensuale ideata per la haute couture primavera-estate 2020 di Schiaparelli da Daniel Roseberry, alla sua seconda prova come direttore creativo del marchio riaperto da Diego Della Valle 13 anni fa. Lo stesso dualismo che unisce ciò che è nascosto a ciò che è svelato: l’immaginazione si fa realtà e traduce il sogno nell’abito. In passerella, al Palais de Tokyo, giorno (si dice molto richiesto per la vendita) e sera si alternano senza soluzione di continuità tra cappotti lunghi che avvolgono la figura, tailleur in lana dalle spalle costruite da abbinare a bluse che si annodano in vita, con il collo architettonico che fiorisce come se fossero foglie quasi a sembrare un cappuccio (magari, la testa tra le nuvole!) o dalla fantasia luminescente d’ispirazione esotica, abiti in pelle morbidissima o satin drappeggiato, costruiti solamente su una rete di cristalli o con strisce colorate di tessuto che sembrano trasformarsi in maxi rouche. Non mancano gli stilemi della fondatrice, nati dalla magia della sua alleanza creativa, audace e visionaria con Salvador Dalí, conosciuto nel 1934, quando la moda e l’arte delle Avanguardie del Novecento avevano già iniziato a influenzarsi: l’occhio, il cuore, la bocca, l’aragosta, il lucchetto, il sole diventano logo come l’evocativa S. Gioielli che sublimano il corpo e le braccia con i guanti in tulle, come quelli che richiamano lo scheletro umano ispirati ad Alberto Giacometti o all’iris, fiore preferito di Elsa, ma diventano anche parte dei capi, come nel caso dei bottoni che impreziosiscono le giacche i cui revers sono arricchiti da una riproduzione del metro da atelier presente nuovamente sui sandali, alti o bassi, dalla forma squadrata. Una celebrazione della trasgressione e del dettaglio che se, da una parte, evidenzia una potenzialità ancora inespressa della maison di place Vendôme, importantissima per uno sviluppo futuro se si pensa che, dopo la sua chiusura nel 1954, non è ancora riuscita effettivamente a decollare (adesso, anche il debutto nel prêt-à-porter con la primavera-estate 2020 lascia ben sperare), dall’altra, mostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, un gusto dello stilista con un passato da Thom Browne per una fantasia piena di ossessioni, ma senza troppe regole. Sicuramente, nessun tratto potrebbe accomunarlo meglio all’universo di Schiap.

Daniele S.

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