Lanvin autunno-inverno 2020-2021

Un marchio storico deve guardare maggiormente al passato o al futuro? Difficile affermarlo inderogabilmente quando il caso in questione è quello di Lanvin, la più antica maison francese, attualmente, affidata alla direzione creativa di Bruno Sialelli che prosegue nella sua visione la quale prevede l’unificazione di menswear e womenswear, sebbene, adesso, appaiano leggermente più distaccati. Un viaggio, se non nello spazio, nel tempo che il designer marsigliese sta compiendo, almeno nelle intenzioni, sull’estetica della fondatrice, Jeanne Lanvin: da un lato, le suggestioni che le derivavano dai viaggi che si concedeva nei momenti di libertà, dall’altro, l’ossessione per una giocosità quasi infantile (nel 1908, del resto, fu lei la prima a lanciare il kidswear che aveva nella figlia Marguerite la sua musa). L’autunno-inverno 2020-2021, intitolato “Beach Birds” prendendo spunto dalla coreografia di Merce Cunningham del 1993 su musiche di John Cage, continua, infatti, a seguire questa traccia sfilando all’interno del Centre national de la danse a Pantin: un edificio brutalista progettato nel 1965 da Jean Kalisz e strutturato su più livelli collegati da rampe di cemento grigio. Sintesi che si ritrova nella “letteratura disegnata” di Corto Maltese, ideata a partire dal 1967 da Hugo Pratt e pubblicata, senza una periodicità fissa, in Francia e in Italia. Le sue strisce appaiono acquarellate su trench, giubbotti fermati da moschettoni metallici, pull e sciarpe da smoking accostati all’eleganza scanzonata di capispalla con i colli alla marinara in maglia, montoni che ricordano divise da ufficiale, maglioni rigati, ma in paillette o lavorati con maniche aggiuntive che diventano scialli, camicie che, quando non hanno i colli staccabili o le maniche microplissettate, ne congiungono due diverse, pantaloni jogger e jeans dégradé che sembrano scaricare il colore su stivaletti lucidi. Ma non sono gli unici accessori: ad attirare maggiormente l’attenzione, infatti, sono le sneakers da skater. Non manca qualche incursione femminile, che spazia tra completi con gonna a pieghe e abiti impalpabili bordati di rouche che richiamano le nuvole che segnano gli sfondi avventurosi dell’eroe dei famosi fumetti, accomunati solamente da stivali con la punta rinforzata e borse con il logo iconico sulla chiusura. Nonostante la sua coerenza stilistica, peraltro poco originale, per il rilancio dell’etichetta di proprietà, dal 2018, del colosso cinese Fosun International, manca ancora la definizione di un immaginario che possa legarsi più profondamente alla tradizione. Quella che potrebbe davvero fare la differenza.

Daniele S.

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