Dior haute couture primavera-estate 2020

“What if Women Ruled the World?”. Se lo chiede Judy Chicago che lo ricama, con un gruppo di donne indiane, su un manifesto di velluto, ma anche Maria Grazia Chiuri che ha collaborato con l’artista femminista per la haute couture primavera-estate 2020 di Dior, in scena all’interno dell’opera La Grande Madre, la dea primordiale che aveva concepito negli anni ’70, ma mai realizzato e che, adesso, diventa una tensostruttura nei giardini del Musée Rodin. Una riflessione, come di consueto, sulla questione femminile e, nel caso specifico, al suo rapporto omissivo, in un sistema patriarcale, con la creatività. E, in tema di divinità, la stilista italiana ritorna alle statue di Roma avvolte nel peplo, elemento primario dell’abbigliamento e fortemente individuale, già preso in considerazione anche la scorsa stagione, modellato drappeggiandolo e legandolo direttamente sul corpo di cui si prende cura: costruzioni con pochissime cuciture a favore di pieghe che assecondano maggiormente la figura umana. Idea che viene trasferita sull’ intera collezione per allinearsi con la tradizione della griffe: in passerella, allora, si alternano tailleur pantalone fermati davanti o dietro, giacche Bar con cintura coordinata insieme a gonne scampanate a pieghe, realizzate, spesso, con un unico pezzo di tessuto, tuniche in frange di lamé o di tulle plissé, corte o lunghe, da abbinare a cappe costruite con foglie d’alloro, le stesse che fermano le velette dei cappelli di Stephen Jones. In chiusura, in un rimando di significati, abiti dai tessuti damascati che riproducono le spighe di grano che fanno riferimento all’abbondanza o decorato con la luna come simbolo di fecondità. Ai piedi, sandali allacciati sulla caviglia con corde. La prima donna alla guida della storica maison francese di avenue Montaigne prosegue nella sua convinzione che la moda abbia il compito di sensibilizzare la società su tematiche delicate (quanto si è parlato di ridefinizione della mascolinità durante le sfilate uomo appena concluse?). Significativi sono, d’altra parte, molti interrogativi, formulati in inglese e in francese, sugli altri pannelli: “Les Femmes Et les Hommes Seraient-ils Tendres?”, “Would God Be Female?”, “Les Hommes Et le Femmes Seraient-ils Egaux?”, “Would Men and Women Be Strong?”, “La Terre Serait-elle Protegée?”, “Would There Be Private Property?”, “Y aurait-il De La Violence?”. Verrebbe da aggiungerne uno: il messaggio è più importante delle proposte?

Daniele S.

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