Vetements autunno-inverno 2020-2021

Quale sarà il futuro di Vetements? Probabilmente, un ritorno, a tratti quasi celebrativo, ai valori autentici del marchio fondato nel 2014. In altre parole, alle origini: riprodurre, in un gioco di verità e falsità, gli indumenti della quotidianità elevandoli, con la loro altissima qualità, a stereotipi sociali. E non si sente neanche troppo la mancanza di Demna Gvasalia che ha lasciato lo scorso settembre il collettivo formato, adesso, dal co-fondatore Guram Gvasalia, fratello dell’attuale direttore creativo di Balenciaga, che lavora, nella sede di Zurigo, insieme al suo team. Nessun direttore creativo, almeno per ora. Per l’autunno-inverno 2020-2021 è stato scelto il Garage Amelot, un ex parcheggio, come cornice di una sfilata senza seat assegnati che, per vederla, è stato necessario accendere le torce degli smartphone. Nella penombra, ci sono tutti gli archetipi che hanno contribuito a costruire l’estetica del fenomeno, di Margiela-esca memoria, che, iniziato per reazione al fashion system, ha contribuito, contro ogni aspettativa, a scuoterlo: in passerella, cappotti sartoriali formati da due giacche che, altrove, hanno le spalle enormi o disordinano i loro elementi costitutivi, maxi piumini, pellicce grunge, felpe con il cappuccio con le maniche extra lunghe, maglioni sdruciti, camicioni a quadri, tute da ginnastica, t-shirt dalle spalle esagerate, jeans bicolori, pantaloni da motociclista in pelle, gonne ottenute sezionando un trench o lunghissime a pieghe, abiti a fiori o formati dall’unione di tre sciarpe da tifoso quando non da brandelli riciclati di altri. Tra gli accessori, da segnalare gli stivaloni sopra il ginocchio e gli anfibi militari. In scena, anche la consueta rappresentazione della gente comune, l’impiegato sciatto, la sciura borghese, l’addetto inquietante alla security, la diva esibizionista, il disadattato poco raccomandabile, l’istitutrice implacabile, il poliziotto in libera uscita, la fanatica della palestra, il pompiere in uniforme e l’inguaribile romantica. Scritte provocatorie, ma senza un reale collegamento tra loro, segnano come sempre le proposte: “it costs $0.00 to be a nice person”, “Love is us”, “Vetements prêt-à-porter No social media thank you”, “Gvasalia for president” o “Never give up without a fight”. “New Decade of Sophistication”, al contrario, si legge nell’e-mail con le note del fashion show, lasciando immaginare un nuovo capitolo. Ma riuscirà ancora davvero a fare la differenza nel panorama attuale?

Daniele S.

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