Balmain autunno-inverno 2020-2021

La vita personale può essere una fonte d’ispirazione? Sicuramente, quando lo stilista, attraverso l’abbigliamento, contribuisce a fornire la propria visione del mondo. Come Olivier Rousteing, direttore creativo di Balmain, che dalla sua nomina, quando aveva 25 anni, ha rivoluzionato lo stile del marchio di proprietà del gruppo Mayhoola for Investments rendendolo indubbiamente riconoscibile. Ma, adesso, dopo la pellicola Wonder Boy, uscita recentemente, grazie alla quale è diventato ancora più noto, arriva la svolta: co-prodotta da Studio Canal e diretta da Anissa Bonnefont, racconta di un ragazzo, nato nel 1985 e adottato da una coppia francese di Bordeaux, alla ricerca dei suoi genitori biologici: si verrà a sapere, durante il lungometraggio, che invece di discendere da una razza mista, come aveva sempre creduto, sua madre è in realtà somala e suo padre etiope. La scoperta delle proprie origini poteva non avere alcun impatto sulla sua estetica? Emerge, quindi, nell’autunno-inverno 2020-2021, in scena (è proprio il caso di dirlo!) alla Grande Halle de la Villette, un’identità multietnica mai emersa precedentemente. Un’immagine esotica, a partire dal paesaggio di dune su cui si apre una scala surrealista, che riesce a risultare convincente, nonostante tutto, di un’Africa che si riflette negli occhi di un moderno esploratore culturalmente nomade, ma che, comunque, non riesce a nascondere la propria formazione borghese: in passerella, cappotti in lana dal collo ampio, pea coat dai bottoni lucenti, giacche da aviatore dalle sfumature post-coloniali, in evidente riferimento a Le Petit Prince, racconto amato dal piccolo Rousteing, blouson con mappe o costellazioni zodiacali completati da foulard in seta con la stessa stampa, maglioni argyle o a righe marinière, anche in paillette, bluse e top, talvolta monospalla, in seta e crêpe drappeggiati abbinati a sarouel coordinati che si alternano a denim skinny rinforzati e sdruciti. Tra gli accessori, sneakers e sandali con suola 3D e i nuovissimi occhiali, lanciati anticipatamente, dato che il debutto era previsto con la donna a febbraio, prodotti dalla società svizzera Akoni e in vendita da aprile con un prezzo retail che oscilla tra 500 e 1000 euro. Sul finale, il fashion show si arricchisce di una performance di danzatori che rafforza l’invito all’inclusione. Gli abiti, dopo tutto, non sono la rappresentazione di un rito dionisiaco che ha come fine quello di coprire le paure dell’individuo?

Daniele S.

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