Rick Owens autunno-inverno 2020-2021

Il passato è più avanguardista del futuro? Era il 1971 quando Kansai Yamamoto iniziava a sfilare a Londra: un’epoca di libertà (creativa) che rivive nell’autunno-inverno 2020-2021 di Rick Owens. Alla grafica lineare dello stilista che curava gli abiti indossati da David Bowie nelle sue esibizioni va, però, aggiunta un’ulteriore ispirazione dato che nei suoi fashion show, in scena nella consueta cornice del Palais de Tokyo, non viene mai tralasciata qualche reminiscenza artistica. In questo caso, cita l’artista tedesco Joseph Beuys, una delle personalità più significative nel panorama della performance europea secondo il quale l’uomo necessita di instaurare un legame con la natura per ricevere energie positive. Anche quello con il proprio corpo, ampiamente e ormonalmente svelato dalle proposte in passerella: dalle tute monospalla in cashmere che scoprono una gamba indossate con i cappotti e le giacche in feltro rasato con le spalle rinforzate ai trench smanicati e bermuda di vinile antipioggia portati, in un gioco di maliziose trasparenze, sui leggings aderenti, dalle t-shirt in cotone dagli scolli a V vertiginosi ai pantaloni in pelle da motociclista o ampi in jersey dalle stampe snake. Immancabili, tra gli accessori, gli stivali con platform e tacco in perpex. Una collezione dirompente e di notevole impatto visivo destinata a uomo sexy e irriverente, come la visione fortemente riconoscibile del designer americano, che non teme di confrontarsi, esorcizzandoli, con i suoi demoni interiori, per esempio, quello della sensualità maschile ancora difficilmente accettata, sulla quale, al contrario, molte sfilate, da Milano a Parigi, stanno puntando (o ritornando). L’interesse della moda, d’altra, parte, non dovrebbe essere più condizionato dalla scadenza stagionale, ma orientato maggiormente all’influenza socio-culturale: sarebbe il momento di riscoprire la sua missione più autentica, quella di contribuire a determinare lo spostamento graduale del gusto attraverso una sperimentazione in grado di consentire la costruzione di un’identità personale consapevole che rifugge le convenzioni e si fonda, esclusivamente, su una naturale espressione di se stessi, che non si lascia classificare all’interno di parametri di riferimento e trova legittimazione analizzando alternative sempre diverse che stimolano la creatività individuale. Non è possibile essere qualcuno, del resto, senza esporsi.

Daniele S.

Back to top